Poesie di Mimoza Ahmeti

 

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Poesie di Mimoza Ahmeti

 

 

Ecco, ancora un poco

 

Ecco, ancora un poco, le febbri canteranno in me.

Si udiranno esili lamenti, tremendamenti sotili,

all’altezza del cervello, dall’imboccatura del cuore…

È l’ora della frattura.

Allontanatevi da me!

Non guardatemi.

Sono tremendamente bello.

Accecatevi…

 

Con le lacrime nude, dove la luce trema,

splende e cade

nel crepaccio del petto,

piange il mio volto

con occhi che guardano all’nterno.

 

Mistero della bellezza, la tua vittima beve acqua nella tua oasi,

annegherà in te fiorita.

Ecco ho capito che cos’è:

è che non amo lui e per lui sto morendo,

mentre la memoria, un bosco rovinato dai temporali

del ritorno in sé

mi ha straziato…

 

Chiudere le porte, le finestre.

Allontanate i bambini che non guardino.

Sono iniziate le febbri, sto tremando.

Sono tremendamente bello, in quest’atto di sfinge,

con sangue angelico nelle vene.

Inghiottisco dolori struggenti.

 

Allontanatevi!

Accecatevi!

Mistero della bellezza,

la tua vittima ha bevuto nella tua oasi.

È annegata in te fiorita…

 

 

 

Vuote nozioni

 

Vuote nozioni,

nella soitudine di spazio da voi formato

passo per inerzia insieme a voi,

nel mio spazio da me formato,

come in una città da  dove sono appena fuggiti tutti,

per sempre

con un sentimento assoluto di non ritorno

( cosa che, lo so, non può accadere ).

 

Vuote nozioni,

rimaste per aria, totalmente sconnesse,

per la ragione misera e drandiosa,

che non vi sento più.

 

 

 

Senso, senso

 

Senso, mia prima vittima,

di nuovo ti sei aperto, di nuovo aspiri, puriificato

ritorni in vita.

Il cervello ti usa diabolicamente,

istigato a un crimine non perseguibile per legge.

Senso, mia sacra vittima,

così anche stanotte,

limpido,

( o dio, quanto sei bello,quanto sei limpido)

attiri e respiri ma non ti appaghi.

Niente ti risponde, niente ti riguarda

e tu, caro, nuovamente devi offrirrti.

Ma stanotte, nemmeno a darti a chi non ti aspetta,

nessuno ti vuole, mio senso.

E il cervello, questo magico diavolo

adesso piange.

Ed è peccato davvero

Quando piange un diavolo!

 

 

 

Nella feccia esistenziale, le stelle

 

Fino a quando continueranno a imporsi nella memoria

Nomi di re, mercanti, diplomatici?

Oh, questa folle storia non riesce a suscitare

Nelle progenie, nemmeno i più tiepidi sentimenti.

Io  lo so, l’amore per il passato, per i padri,

si concluderà nell’arroganza

fino a quando vorranno fissare i re nei nostri ricordi.

 

Ecco, qui, tra la feccia

è nata una creatura al di fuori del tempo,

dopo di essa un’altra, e un’altra ancora.

Giovani stelle nel desolato cielo umano,

perfette come la meraviglia,

rare, come quelle,

giovani, tremendamente giovani

sono uscite dal plasma invecchiato.

 

Per strada, sulla feccia esistenziale, camminano le stelle.

Lo stesso Gesù Cristo si ritrasse

al loro terrestre splendore.

<< Oh, l’ultima di esse

sarà la prima ! >>

Quegli occhi, labbra, braccia metalliche,

quei muscoli di forza che sprigiona calore.

Quei piedi che squarciano la feccia, la spingono

spalle che si avvolgono in spire di bronzo tra la morte,

la passione e il sesso in energica generazione,

quando dall’atto risuscita l’anima straziata….

Oh, quelle mani,

la ssaggezza del cervello e del cuore è scritta

in quelle mani.

 

Pioggia, pioggia continua di stanchezza,

acquazzone,

 

 

crani che fuoriescono dalla pelle,

crani zigomatici di stelle cadute a gocce,

musica degli occhi, sbalordimento…

L’accasciarsi  nel letto, il sonno rovinato, lacerato

da sogni stupefacenti, irreali, luminosi

mille volte più veri e reali

del giorno stesso.

 

Foschia solare, libertà, nudità

poi tristezza, come apice di annuvolamento che ritorna

a portare molto presto la notte agli occhi.

Il desiderio di scomparire, fuggire o suicidarsi,

il nutriente veleno dei sensi – la solitudine,

il disadattamento, la malattia, il vomito da estranazione,

lo scandalo, il divorzio, la fraganza di quelle stelle,

oh, saranno ricordate, dimenticate, sdegnate, lodate?

La loro fierezza, il dispregio, il culto di esibirsi

di una natura che ideale è esplosa in loro.

Il delitto umano che padroneggiano:

la bocca contusa, le labbra spaccate, il riconoscimento,

il nuovo distacco,

l’<< ADDIO>>, che come un uccello ferito

cerca una roccia per morire.

 

Un altro giorno

rinasce con la fede cieca che la vita è vicina,

un altro giorno tu la ami tremendamente  e lei.

tremendamente ti ama.

 

Tutte queste cose sono la Storia.

Il fenomeno Vita – queste cose.

 

 

 

Delirium

 

Spezzato,

incupito,

avvelenato,

resisto, spargo luce,

miele scorre dalle mie sorgenti.

Spezzato nel punto più debole,

il restare da soli

che non danneggia nessuno,

ma per me è la fine

dai dolori

che colano dolcezza

di sangue pigiato

in solitudine.

 

Oh, è geniale questa condizione, mentre capisco che ho perduto tutto, sento l’infinita felicità, dell’avere in mano

Il mio essere,

quello,

che non ha potuto donarmi

né lode, né corona.

 

Lode! Che cos’è questa parola?

Da dove mi è giunta, come è venuta fuori?

Un’invenzione!

(Sicuramente questa ambizione scarsa,

innaturale).

 

Gira che ti rigira, torna alla natura:

resisto, voglio giudicare, di nuovo mi ritraggo.

Tanto bello e al tempo stesso mortale, l’uomo.

Con tanto cuore e ancora solitario

Tanta forza ma anche tanto sospetto…

 

Oh, senza posa

il turbine inerte assume rilievo allontanandosi.

Ogni assoluto diviene d’un tratto relativo.

Soltanto la bellezza, essa soltanto, ha il diritto

di avanzare pretese?

 

Perché andate via da me creature reali?

In una traduzione passabile l’oggi

è mutato in ieri,

tanto in fretta da non riuscire a concepirlo

(c’è forse vita senza concepimento?)

I desideri hanno fame di domani

che non è più mio.

 

Perché andate via da me creature reali,

vivo una vita di oggetti sempre inesistenti

e solamente me stesso ho in mano…

Oh, non c’è felicità come questa,

ma nemmeno amarezza come questa può esserci.

 

 

 

Allora quando l’amore non è strumentale

 

Allora quando l’amore non è strumentale

nascono mondi meravigliosi, si scompongono stelle.

Vibrano i colori in suoni d’immortalità

e in forme d’ogni specie, contenitore dell’universo

è l’amore

allora quando non è strumentale.

 

O Dio dove ti sei nascosto?

Ti dispiace forse?

 

 

 

La lotta per divebtare comune

 

Tu sei un genio, mi disse mio padre

quando mi aspettavo che mi dicesse: bambina.

Guardai intorno: natura selvaggia,

Gente non formata ed un ambiente

Del tutto grezzo.

 

E non avevo piú di tre anni

Quando mi sentii estraniata

E da allora continuo a soffrire

la singolaritá della mia osservazione.

 

Ve lo giuro: non c’é acqua, non v’é cielo

Non c’é mare piú limpido

Che lo sguardo di una trienne

E neanche disprezzo piú perfetto

Che quello di un pargoletto.

 

Io trafiggevo con gli occhi gli adulti

Li leggevo gli intestini, il peso, le polpe

E gli odori glieli sentivo senza annusarli

Ed avevo una nausea grandiosa

Senza aver bisogno di un sistema di conoscenze.

Ero una cellula strana

con qualitá selettive straordinarie.

 

Ora, poiché da allora fino adesso

ne é passato sabbia e vento,

Niente attrae

la mia attenzione,

essa si muove voltando la testa

come un animale

che interruppe inavvertitamente

il traffico.

 

Mi sembra che tutti gli spazi

Sono inclusi

Nel mio petto

E che il centro é una cosa sfumata

lí, nel cervello

e che i maschi sono come le X analoghe,

giacché hanno un’identitá,

E loro nello sfumare del mio cervello

ancora non fanno figura

e tutto il cammino umano

avviene nella massa del mio fisico

ma mi sento non calpestata

e stanca

perché un mio movimento

li avrebbe buttato via come le briciole

dal grembo, tutti gli avvenimenti mondiali

e come sia di poca importanza in genere

ed in particolare…

e pensare che tutto questo vuoto

si regge in un Io.

 

Non so che fine ha fatto lo scopo

E se ne é mai esistito…

 

 

 

Ohi, Ohi (canzone)

 

Avvicino a me i fiori

per non sentire la tua mancanza

il tuo volto di stella

che mi ha fatto impazzire

 

le candele nella porta

bruciano nella foschia

il tuo volto di stella

mi ha lasciato senza respiro

 

ohi ohi

ohi ohi

la sera non finirà

perché si prende cura di lui.

 

ohi ohi

ohi ohi

non si farà mattino

perché si prende cura di lui.

 

Indossai abiti di seta

mi guardai allo specchio

per dimenticare di sentire

la tua mancanza.

 

Misi le scarpe coi tacchi

per uscire

Fuori nevicava

ma il mio cuore è in fiamme

ohi ohi

ohi ohi!

 

 

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