Poesie di Anna Cappella

Poesie di Anna Cappella

 

ODORE DI ROSE TRA I VIALI DI COTTO

I

Odore di rose tra i viali di cotto,
rugiada sull’erba che piange la notte,
profumo di fresie e fragole in fiore,
contorno di lucciole nelle sere d’Estate,

concerto di grilli e cicale tra i rami
e mia madre che sorride alla vita,
intonando vecchie canzoni
della sua, ormai, andata gioventù.

Olezzo d’uva fragola in Autunno
(Che dolce ancora il suo sentire!)
e il mosto nelle botti a ribollire,
dopo il vino sulla tavola imbandita.

Ricordi che rincorrono i tempi
tra le antiche mura intatte
del vecchio giardino d’infanzia.
Immagini mai affievolite
che scorrono lente
tra ortensie e gerani
a colorare i giorni,
a contornare quegli anni
e un pozzo a reclamare sogni,
a contenere desideri
di una bambina di ieri e di oggi.

II

Ancora parlano quelle mura
nelle stagioni della mia età,
e ricordi che, ora, vanno
tra gli alberi di ciliegi fioriti,
in quelle giovani Primavere,

quando le margherite sorridevano
al timido cielo schiarito
e i fichi ridevano al sole
e ai suoi raggi stesi
sulle colorate aiuole.

Tante rose ai lati dei viali
profumi della mia infanzia
che tornano a decantare
le lunghe passeggiate
tra l’alba e il tramonto.

Odori di tempi andati,
del calore di casa:
un camino che scoppietta
nelle fredde sere d’Inverno,
e il pane appena sfornato
che profumava dal forno
di pietra e mattoni,
mentre le mani di mia madre
impastavano farina, amore,
e sogni mai svelati.

III

Svolazzano ancora le rondini,
tra le vecchie travi di legno
e nidi appena costruiti sotto il portone
tra un volo di andata e uno di ritorno
e giochi attorno ai panni stesi
nel cortile tra il lavatoio e il posatoio.

Odore di rose nel giardino d’infanzia,
acqua profumata di campagna,
verdi prati a stendersi nella valle,
luci ed ombre tra l’albero di castagno,
e letture tra canti di passeri,
cinciallegre in volo,
e pettirossi posati sui germogliati limoni.

E dalla veranda rivedo l’impronta
di passi spensierati
tra i viali di cotto
del vecchio giardino di casa.

Essenza di poesia appena nata,
memorie di una fanciulla mai dimenticata.

Anna Cappella

 

AVREI VOLUTO AMARTI

Tra le impronte scolpite
dei versanti palpiti,
tra i chiaroscuri sentieri 
delle avverse circostanze,
io avrei voluto amarti.

Si, avrei voluto amarti
tra le schiuse ore segrete,
nei sorrisi incerti
di un destino avverso,
nelle notti arrese
al mistero steso
su orizzonti paralleli,
in quel sogno vago
dell’attimo colto
al suo sincrono battito.

Ma non ho saputo amarti,
afferrare il senso stretto
del tuo sospiro perso
tra il tempo che fremeva
di ardore e tuonava di passione.

Non odiarmi
se tra le pieghe della ragione
ho posto i miei limiti
nella culla tempestosa
dei contrastanti riverberi,
se ho lasciato che il tuo tocco
finisse tra le onde capovolte
di un misero addio.

Perdonami se ti amo ancora
nella penombra dell’incertezza,
mentre attendo che tu dipinga,
di luci e colori,
le felpate sfumature
di quest’amore assopito
tra lo sfondo di parole incise
sull’orlo di una palpabile poesia.

Anna Cappella

 

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