Poesie di Anna Cappella

Poesie di Anna Cappella

 

VOGLIO STRAPPARMI QUEST’ AMORE DA DOSSO

Non riesco a togliermi dalla mente
quest’amore che non ha riscontro
nel tempo crudo dei silenzi ostinati
e comprime l’anima sedotta,
lasciandola senza un filo di fiato.

Non ho il potere, né la forza
di scrollarmi da dosso questo pensiero,
che declina ogni baluginio di speranza
nel tripudio largo dei rimorsi cangianti.

E nel misero barlume di un raggio di luna
curva sempre nelle ragioni distorte.
cercando attimi di oblio, per far riposare
questo travagliato e stanco presente.

Ma la tua assenza è presenza indelebile,
che impigliata nelle cavità delle attese deluse,
dilaga nelle impronte fasciate dal passato.

Non dà tregua a questo mio tormento:
segna i giorni di lacrime stremate
e serra la ragione dietro le sbarre strette
dall’idea folle di riaverti sui miei passi affamati .

E senza liberare la consapevolezza
del peccato incatenato nel logorio
delle coscienze assopite,
rimescola le carte in un gioco ubriaco.

Urla e si dispera,
stringe il pugno di rabbia accesa,
che intinta nel colore del dolore,
sfuma nella disperata illusione
che venga sciolto il sigillo posto
ad un finale inaspettato.

Intanto, incido nei versi la mia pena
e delego alle metafore accorate
la supplica disperata, che si strugge,
ogni volta, che provo, inutilmente,
a strapparmi quest’amore da dosso.

 

AL VARCO DEL SILENZIO

Cadono le ultime attese
al varco di un silenzio
che impone le sue regole
al gioco dell’indifferenza.

Si stempera la rabbia
sull’aspro mio presente,
dove la realtà riordina la sua logica
e la ragione dà il suo consenso.

Ferito di soppiatto
dalla spada imbevuta di cicuta,
l’amore giace sulla croce
di un tempo avaro di parole,

quando scava nel profondo
una preghiera disperata,
col cuore rassegnato
che esala i suoi ultimi attimi di speranza.

 

ATTIMO CONDIVISO

Ancora una volta,
rincorro quel sogno creduto perso
nelle notti nude di speranze
che, vane, si illuminavano con la luna
che aveva il tuo volto,
mentre l’amore si faceva strada
tra il sapore amaro del silenzio.

Ma eccomi,
a sostituire l’avvinto pianto
con gli occhi umidi di gioia
sulle facciate ariose
di un amore rifiorito
dopo le tante arrese
e le struggenti attese.

Eccoci,
a riscoprire l’istante sospirato,
che regge nelle mani strette
il fato controverso
e naviga controvento
nel dolce perdersi
delle parole rivelate.

Parole dichiarate
che diventano gioco serio
di una notte coinvolta
nella penombra
delle idee attratte
dal desiderio sospeso
sulle labbra che diviene bacio,
appena sbocciato
e scopre i brividi sedotti
dalla repentina ebbrezza
di un soffio arrendevole
alle malie dell’attimo condiviso.

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