Poesie di Daniela Xhani Kreka

Poesie di Daniela Xhani Kreka
 
 
Nel paese natale
 
Sono nata lontano dal paese dove vivo.
In una casa con un grande giardino e con il portone sempre aperto.
 
Le colline dell’est e il mare dell’ovest erano i miei punti cardinali.
(Nord e sud quanto l’apertura delle braccia.)
 
Per strada scorrevano i barrocci con le barbabietole,
a volte i rumorosi carri armati degli eserciti.
Si spaventavano gli uccelli sui rami dei pioppi e le dimensioni delle ombre pomeridiane.
 
I bambini correvano quanto potevano
e si nascondevano nei vicoli ciechi.
Improvvisavano storie ascoltate dagli adulti:
“L’Occidente lancia veleno dal cielo,
e i sabotatori possono apparire improvvisamente con lunghi cappotti.”
 
Sono nata in un paese dove piangevano per la morte dei dittatori,
più che per la morte dei sogni.
(Sogni che fuggivano dai congini dei desideri improbabili.)
 
Nel paese dove, nascosta, ho sentito della caduta del muro di Berlino,
quando le donne si incontravano
e le loro parole a mezza voce, mantenevano l’odore della pioggia nei maglioni di cotone.
Per la prima volta ho pensato al pane di grano in inverno,
nei negozi del centro, senza spintoni in fila.
 
E sulla terra bagnata,
con un piccolo bastoncino, ho disegnato i sogni, nell’ombra del grande gelso.
 
Era il tempo in cui il culto si è transformato in odio
a causa della libertà negata.
 
Niente è successo per caso,
e non può succedere nemmeno due volte,
soprattuto quando il futuro non assomiglia al passato,
nel paese dove sono nata.
 
 
 
Insieme
 
Tu lo sai.
Il tempo mi divide in parti,
e posso essere trovata in cento posti contemporaneamente.
 
Particelle…
Come gli uccelli rilasciati nell’aria in cento direzioni.
 
Tu lo sai.
Sono in ogni obiettivo, mio e tuo. Insieme.
Quelli a cui allungo la mano e li ragggiungo.
Oppure…
Quelli che rimangono semplicemente un tentativo
e li guardo da lontano con la luce degli occhi, ogni volta che li chiudo, e penso:
Ne e valsa la pena!
 
Tu lo sai.
Non sono egoista.
Il mio vero io è povere piantata nei campi verdi del tempo
e, a volte, i tentativi li lascio andare con il vento,
come cento ucelli nel volo, spaventati dal rumore di uno sparo
che come obiettivo ha il cielo aperto.
 
Alcuni dei quali li ho persi.
Quelle cadute come piume che la brezza ha nascosto negli anni,
credendo che un giorno potremmo trovarli,
insieme.
 
 
 
Il silenzio
 
Quell’albero li
è il slenzio.
 
Ogni volta che chiudo gli occhi e cerco le pecore del buio che non ho mai visto.
Quando mi dicono:
“Contale fino a quando non ti addormenti!”
 
Un albero…
Sempre un albero.
 
Con rami simili a vasi sanguigni quando sbattono nella testa per liberare le parole.
 
Quell’albero lì
ogni volta che chiudo gli occhi,
è il silenzio.
 
Quel silenzio
negli occhi aspri
sono io.
 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s