UN GRANDE ROMANZO DI SHPEND SOLLAKU NOÉ / di Floriana Gavazzi, giornalista RAI

UN GRANDE ROMANZO DI SHPEND SOLLAKU NOÉ
di Floriana Gavazzi, giornalista RAI

Il pero fiorì a dicembre è un grande romanzo drammatico di formazione su sfondo storico. Segue il percorso del protagonista, Nadir Rabìu – detto Nadi di Anisa -, e del suo gruppo di amici dalla prima elementare alla fine del liceo. Del romanzo di formazione classico ha l’ampiezza e il gusto per la descrizione di personaggi e luoghi. Quello che lo rende avvincente e nuovo per il lettore italiano è l’ambientazione nell’Albania degli anni Sessanta e Settanta. Un Paese separato dall’Italia solo da un breve tratto di mare, eppure lontanissimo e impenetrabile in quegli anni. È l’Albania del dittatore comunista Enver Hoxha, un universo concentrazionario isolato persino dagli altri Paesi comunisti – la Jugoslavia di Tito, l’Urss di Kruscev e infine anche la Cina di Mao. Delle terribili violenze che si consumarono durante la dittatura nei confronti di un intero popolo non si sa nulla e quest’opera colma una lacuna e rende giustizia alle vittime dimenticate.
In un ambiente soffocante, impoverito economicamente e culturalmente dalla scelta isolazionista del suo leader e dominato dal terrore diffuso di finire in prigione per una frase di dissenso, cresce il gruppo di ragazzi della città di Berat che dà vita al romanzo. Sono musulmani, cristiani ortodossi, ed ebrei ma vivono in profonda simbiosi e le loro famiglie si aiutano a vicenda. Sempre insieme a scuola e nel tempo libero, i protagonisti sviluppano una solidarietà che durerà per tutta la vita, come si scoprirà nei successivi romanzi dellʼesalogia Figli di Saturno di Shpend Sollaku Noé. Gli amici saranno costretti alla diaspora e alla dura vita degli intellettuali in esilio, avvilita da lavori umili e dalla perdita della propria identità culturale.
Nel romanzo l’antica e nobile città di Berat ha un ruolo da coprotagonista. Le sue vie ripide e strette, le sue chiese e le sue moschee, il suo castello e il suo fiume tracciano il perimetro entro cui si svolge buona parte degli incontri e dei dialoghi. È la stessa bellezza della città a rendere gli abitanti naturalmente ostili a un regime comunista che vorrebbe cancellare ogni traccia di un passato glorioso.
L’infanzia del gruppo di amici è tutto sommato serena, nonostante la povertà e l’obbligo di prendere parte con la scuola a ridicole manifestazioni antiamericane nei giorni della crisi di Cuba del 1962. Anche se non mancano i bulli, figli dei funzionari di partito, che tiranneggiano i compagni. Ma il dramma irrompe con l’arresto per motivi politici di Munìr Rabìu – padre di Nadi, traduttore dal francese e uomo di cultura, e del nonno del suo amico Vaci – Abàn Vakëfi – brilante conoscitore delle linguae orientali. Le sorti della famiglia Rabìu precipitano in una notte. Come accadeva di norma sotto la dittatura di Hoxha, dopo l’arresto del capofamiglia la moglie e i sei figli vengono deportati in uno squallido campo di lavoro e sottoposti ad angherie e soprusi. Da qui in poi la sorte riserva ad Anisa, figura tragica ed eroica di mater dolorosa, una serie di sofferenze e lutti che ne minano la salute ma non ne piegano la statura morale.
Decimata, la famiglia Rabìu può finalmente tornare a casa. Quando rientra a Berat, Nadi è costretto ad assistere agli effetti della “rivoluzione culturale” che Hoxha scimmiotta da Mao: ogni forma di culto viene proibita, chiese, moschee e sinagoghe vengono chiuse o adibite ad altri scopi.
Il gruppo di amici è ormai al liceo, nascono i primi timidi amori e c’è la scoperta del sesso. Nadi coltiva la passione per la musica e con la sua chitarra compone bellissime canzoni che gli aprono prospettive di successo. Chi possiede un televisore può vedere i programmi musicali che arrivano dall’Italia e sognare un altro mondo. Sembra che un vento di libertà soffi sull’Albania, il regime pare concedere qualche apertura che coincide con una fioritura delle arti ma anche con un’anomala fioritura delle piante.
Al termine di un autunno caldo quanto l’estate Il però fiorì a dicembre, come recita il titolo. Ma all’arrivo dei primi freddi e di una violenta grandinata, il lettore comprende che l’apertura del regime era momentanea e illusoria e che sta arrivando un nuovo giro di vite, una recrudescenza della censura e dell’arbitrio.
Con un colpo d’ala narrativo che ovviamente non vogliamo svelare, quel che resta della famiglia Rabìu trova il modo di riunirsi e di sottrarsi ad una nuova, terribile repressione. Ma non è un lieto fine, perché chi legge avverte tutta l’amarezza di una generazione di giovani idealisti, innamorati della cultura e della libertà, che sono stati costretti a vivere in gabbia.
Dopo una vastissima produzione poetica in albanese e in italiano Shpend Sollaku Noé, figura poliedrica di intellettuale, in Italia dal 1992 come esiliato politico, si cimenta dunque con il romanzo. Come già nella poesia, lo interessa in particolare il tema del rapporto tra individuo e potere dispotico. Con il romanzo Sollaku Noé ha trovato però uno strumento espressivo più ricco e variegato, che dimostra di padroneggiare con maestria.
E anche se l’individuo pare soccombere stritolato dai meccanismi oppressivi della dittatura, gli affetti familiari sono un’ancora di salvezza mentre l’amore per la cultura e per l’arte dà respiro e apre l’orizzonte oltre il confine della nebbia.
Il pero fiorì a dicembre fa parte dellʼesalogia dei romanzi “Figli di Saturno”. Questʼopera è ispirata a fatti realmente accaduti in più di cinquant’anni drammatici del passato recente dellʼEuropa, a partire dalle leggi razziali, per continuare con la dittatura sotto i feroci regimi comunisti e oltre. Il palcoscenico, la trama e i personaggi in seguito si estendono al mondo, dalla crisi di Cuba (1962) fino alla grande recessione iniziata nel 2008. I titoli dei sette romanzi dellʼesalogia sono: “I treni persi di Atzel Brauner”, “Il pero fiorì a dicembre”, “Filius hostis”, “Il Gancio”, “Scorpius”, “Cavie,” “ Walscher”. Ciascuno dei romanzi della “Figli di Saturno” ha una sua vita autonoma, anche al di fuori di questa grande composizione letteraria.

 

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