Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano

Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano
 
 
L’ORA DELLA GOCCIA
 
L’ora fiorita della goccia
sboccia
dalla foglia tremante,
il mattino danzante
viaggia vicino
alla campestre solitudine
del papavero bruciato
che rammenta la calda estate.
Sulle terre desolate,
l’avara stagione,
ha tenuto per sé
il segreto della pioggia.
Nel triste vagare della memoria,
l’estate ha avuto
lo stesso effetto dell’autunno,
estate e autunno, quasi uguali,
hanno sparso ombre spettrali
di foglie gialle e di petali appassiti.
Lo sconnesso scheletro
di fiori ammutoliti,
della rugiada mal vestito,
trattiene le frammentate gocce,
per potere dolcemente ricordare
il verso bianco della pioggia
che accarezzava i petali
come punte di diamante.
Fili d’acqua da un cielo distante,
remoti ricordi pesano sulla sete.
L’assenza di canto è un culto silente
a quel che si perde.
Povero prato verde!
La natura piange sul cuore dormiente
lacrime secche di un pianto assente.
 
 
 
SPAZI DI TRASPARENZA
 
Amare è il linguaggio di chi sente
l’intimo rumore che apre le rose,
quel suono di gesti che si propaga
con la franchezza del vento.
Amare è il dolce frutto
aperto verso il vero sentimento,
verso spazi di trasparenza.
Amare è contraccambio,
è soprattutto presenza,
ondate di stelle vive
che navigano nel cuore.
Là dove le fiammate
si chiamano amore,
sì, sono andata
dal cuore accompagnata
e dalla mite dolcezza che avvolge
chi all’amore si volge.
Sono andata all’amore,
riconoscendomi
tutte le volte
fra i cuori di fiori sfaccettati,
fra i sospiri germoglianti
e fra gli autunni andati.
Di stagioni di amori sfrenati
ne sono passate,
e io sono andata,
senza dubitare dell’amore.
Sulle stagioni dei risvegli,
ho gonfiato il petto,
mi sono data
al battito sconvolto della vita
e con i miei sospiri
ho agitato il vento,
ho accarezzato il momento
dell’infinito che si arresta nel silenzio
e urla.
Ora so amare l’amore che si agita
tra la vita e la morte,
so cambiare il destino e la sorte,
ad occhi chiusi,
senza l’idea di un domani.
 
 
 
GESTAZIONE
 
Partorire un manicomio
non è da tutti.
Il destino dei folli
dicono sia niente:
una risata impertinente
e una gioia non capita.
Ascoltare, solo si ascolta
la ragione assopita,
dal desiderio muto.
Il seme bevuto
si può rinnegare.
E tanto per sparlare, gli uomini
alla chiacchera avvezzi
si passano i pettegolezzi
di mano in mano,
molti annullando
quel che credono malsano
e tengono i folli lontano
predicando la rinuncia all’orgasmo,
mentre giudicano con sarcasmo
il senso del piacere
che afferma la vita.
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