Yuleisy Cruz Lezcano ( Cuba)

Yuleisy Cruz Lezcano
 
Cruz Lezcano. Nata a Cuba il 13 marzo 1973, vivo a Marzabotto (Bo). In Italia dall’età di 18 anni, ho studiato all’Università di Bologna laureandomi in “Scienze infermieristiche e ostetricia” ed in “Scienze biologiche”. Svolgo attività lavorativa nella sanità pubblica.
Nel tempo libero amo dedicarmi alla scrittura di poesie e racconti, alla pittura, alla scultura e alla fotografia.
Numerosi sono i concorsi letterari a cui ho partecipato, ottenendo premi, riconoscimenti e apprezzamenti dalla critica. Ho al mio attivo numerose pubblicazioni. La mia poetica trae ispirazione sia dalla letteratura Europea (Rimbaud, Baudelaire, H. Hesse, F. Pessoa, G. D’Annunzio, E. Montale, G. Gozzano, P. Salinas …) sia da quella dei poeti americani e latino-americani (Edgar Lee, Walt Whitman, Rubèn Darìo, Julio Cortàzar, Alejandra Pizarnik …)
 
Bibliografia
“Fotogrammi di confine” 2017 – Casa editrice Laura Capone
“Soffio di anime erranti”, 2017
“Frammenti di sole e nebbia sull’Appennino, anno 2016”
“Credibili incertezze”, 2016
“ Due amanti noi”, 2015
“Piccoli fermioni d’amore”, anno 2015
“Sensi da sfogliare”, 2014
“Tracce di semi sonori con i colori della vita”, 2014
“Cuori Attorno a una favola”, 2014 Apollo Edizioni
“Vita su un ponte di legno”, 2014
“Diario di una ipocrita”, 2014
“Fra distruzione e rinascita: la vita” , 2014 – Leonida Editore
“Pensieri trasognati per un sogno”, 2013 – Centro Studi Tindari Patti
 
 
Sul filo delle parole
 
A volte vorrei avere una voce
teneramente infantile
per chiederti di tante cose “il perché”
ma non so se troverai la sensibilità
per rispondermi.
Il tuo silenzio è una disgrazia verbale,
è stretto e stringe il petto
come la tosse degli irrimediabili infermi
che guardano l’ultima fiamma
nella cenere fredda.
Il tuo silenzio si ferma nelle ore
che la fortuna morde.
Il tuo silenzio è mancanza di vita,
urlo muto,
incontentabile defunto,
male che non passa,
nemmeno il tempo lo guarisce.
 
 
 
Il corpo dell’addio
 
Io tacqui l’addio
con la sfiducia che si dà
alle cose che dicono di finire
e non finiscono mai.
Scarna di parole,
muta nel fiorire,
ho taciuto
tutte le corolle di frasi
per la memoria della primavera,
per non smuovere nubi di pianto.
Ho taciuto i ridenti dolori,
così tanto,
che cammino a cuore scalzo,
trascinando pesi laceri
di parole non dette
che come figli carnosi di ricordi
si passano la voce dall’uno all’altro,
bisbigliano,
quello che io non ho potuto dire.
 
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