Enzo Bacca ( Italia)

Enzo Bacca, è nato a Squinzano (Lecce) nel 1964.

Appassionato cultore di Belle Arti, Letteratura e Storia, illustratore, autore di testi teatrali tra i quali: il Signore di Montpellier, dramma storico-religioso in tre atti e Il Maestro, la sua croce, dramma sacro; ha collaborato con l’autore salentino Antonio Luigi Carluccio nella stesura dei saggi storici: l’eredità di Maria Manca (2010); Fra Giuseppe Ghezzi – passi di santità a Squinzano (2016). Per la poesia ha pubblicato i volumi: Pensieri giovanili (1993), Profondo blu (2010), Orizzonti estremi (2013), Oltre la siepe (2014) L’orto di Jamàl (2015), Poèsikron – Lamenti, grida e altri canti – (2016), Romantide proibito (2017); Schiuma rossa (2017); Affreschi dal ‘68 – a cinquant’anni dal sogno (2018). Di prossima uscita: Nel dubbio le affinità; Oltre la rivaAntologia di poesie civili 2013-2018.  Autore in versi di poesia civile e denuncia sociale, ha vinto moltissimi premi nei concorsi letterari Nazionali ed Internazionali, per la poesia edita ed inedita, ricevendo numerosi riconoscimenti tra cui la medaglia del Presidente della Repubblica italiana, la medaglia del Senato della Repubblica, la “Publica Laus” al Certamen Apollinare Poeticum dell’Università Pontificia Salesiana in Roma, il Premio Massimo d’Azeglio, Il Premio “Olmo”, il Premio Antigone città di Ceppaloni. Nella sua città d’origine, nell’ambito della manifestazione curata da “Città della musica Squinzano” gli è stata conferita la Vigna d’argento 2017 per meriti letterari. Nello stesso anno, di rilievo i Primi Posti nel Concorso Artistico Letterario Internazionale “Napoli Cultural Classic”, il Premio “Mimesis” XX edizione, il Premio Letterario Internazionale “Poseidonia Paestum”, il Premio Internazionale “Città di Firenze – ut Pictura Poesis”, il Premio “Lupiae 2017”; Il Primo Posto al Concorso Letterario Internazionale “Caserta 2017 – la catena della pace”; Primo classificato al Premio Internazionale “Città del Galateo”. Nel 2018 nel corso della serata finale del Premio Internazionale d’arte “Il Canto delle Muse” gli è stato conferito un Premio alla Carriera. Altro riconoscimento alla Carriera poetica il Premio Ѐrato 2018. Sue liriche sono inserite in oltre cento raccolte e antologie celebrative di poesia contemporanea. Membro di Giuria in alcuni importanti Concorsi Letterari. Collabora col mensile “La fonte” con vignette satiriche e componimenti poetici di natura socio-politica. Vive a Larino in Molise ma spesso e volentieri torna nel suo amato Salento.

 

Il silenzio degli invisibili
 
Lottano sotto tetti di cartone
ghetti a cielo aperto, stazioni di caccia.
Sei euro da spaccarsi la schiena
ore ed ore al sole cocente,
lacrime roventi di pioggia
colore del fango e fango sempre uguale,
invisibili alla stazione d’arrivo
arsi vivi nel sonno, invisibili senza partenza
in dote l’alito dell’abisso
una scheggia ficcata nel cuore,
invisibili da conteggiare ogni giorno
e ogni giorno non è uguale
ogni giorno si muore nei cessi-topaia.
Sul collo la mannaia della povertà.
Il serpente “nero” scivola tra i campi
dall’alba al tramonto strisciando nel silenzio
eppure la sera brilla nei sorrisi larghi
mascelle volitive, spalle ancora salde,
occhi forse altrove, alle praterie
all’altopiano, ai villaggi sperduti nella savana.
Quanto coraggio per un fiocco di dignità.
Cosa resta di quella pelle bruciata
una protesta di fuochi, mani alzate
baracche nei roghi, caporali alla macchia…
Invisibili da spostare altrove
nuovi campi di pomodori, altri dolori
da interrare insieme a nuove semenze.
Dove sono Ismael, Mamadou, Mustafha,
innocenti da numerare e stracciare?
La notte inghiotte la radura, l’anima,
anche il silenzio degli invisibili.
 
 
 
Mare nostro che non hai pietà
 
Come pulsa il Mediterraneo in questi anni
batte d’uomini e donne mai nati o nati lontano
bambini al germoglio, fiori sfibrati.
Come grembo di Madre li accoglie
(mater dolorosa) e li rende al Padre
nelle doglie di schiuma alla riva,
a volte non protegge l’amniotico d’onda
anzi straripa nel pianto alla deriva,
li scaraventa sulla rena nel parto contro natura
coprendo d’un velo le membra irrisolte.
La terra li accoglie, balsamo unguento per sepoltura
issando la croce di fuoco in alto, più in alto
sull’altura dei senza nome, monte di carità.
Come s’inebria il Mediterraneo in questo scorcio di tempo
si nutre del sangue, rosso come gli altri, i tutti, i tanti
i sempre uguale, lo stesso sangue del mondo
eppure diverso, profondo: il nostro. Perché?
Mare nostro che non hai pietà!
Com’è triste questo mare nel tempo ingordo
ara sacrificale dove l’agnello adagia la testa
già scalfita dal forcipe infame dello scafista “redentore”.
Com’è gravido questo mare di ricordi
barche e migrazioni d’altro legname
triremi e mercanti e placche d’avorio come scambio tra le rive
Fenici e spezie e broccati di conquiste per la storia.
Poi, altro sangue, è vero, d’Annibale e Romani, Saraceni…
Come vibra questo mare calmo, sparviero
in questi giorni di maree umane e piovre
cosa resta agli “allunati”: un pezzo di carta
con numero annesso del magnaccia balordo
senza gloria, senza faccia, nei segreti, nelle stive
pronto all’assalto, la minaccia al primo spasmo di ribellione.
Come esplode d’amore questo mare
negli approdi di “plastiche” isotermiche
eroi in divisa d’ordinanza e acrobati d’umanità
“foraggio” nella confusione, nei porti, nelle case
negli ambulatori, nei camici bianchi solitari.
Formiche laboriose di comprensione
basteranno in questo sciabordio di guasti flutti?
Come pulsa questo mare… di relitti.
 
 
 
Ti porterò un fiore, Ahmed
 
Ti porterò un fiore, Ahmed
porterò un fiore sulla collina
dove posasti l’anima
e il tuo cuore riposa tra i sassi
un fiore sulla cima violata
dove la fionda degli shebab
nel tempo d’intifada
sfidava il vento tagliando l’aria
 
ti porterò il più bel fiore del campo
rosso o bianco lucente o amaranto
dove prima del coraggio
lanciavamo aquiloni di seta
e l’unica sfida era l’alto
sempre più alto cielo la meta.
Nell’aria, il suono dolente del rabab
triste nenia sulle note dello schianto
a scandire il pianto per prematura sorte
 
ti porterò un fiore, amico
con i petali del rimpianto
io che ho scelto la pace alla pietra
il canto dell’usignolo alla spada.
La fragranza dolce del miral
essenza di vita sui cieli di Hebron
onda fraterna d’infinita speranza.
Dorme, Ahmed, angelo della sera
dorme tra i sassi, sull’altura della morte
sognando un’altra primavera.
 
 
Schiuma rossa
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