Due poeti contemporanei accomunati da uno sguardo sul mondo  umile e di sbieco – Evaristo Seghetta Andreoli & Bartolomeo Bellanova / Di Dr. Claudia Piccinno

Due poeti contemporanei accomunati da uno sguardo sul mondo  umile e di sbieco. 

 

Evaristo Seghetta Andreoli è nato nel 1953 a Montegabbione (TR) dove attualmente vive. Di formazione classica-umanistica (Liceo Ginnasio Gualterio Orvieto), è stato per quarant’anni funzionario di un primario istituto di credito vivendo, per esigenze di servizio, in molte città italiane dove ha costantemente coltivato i suoi studi letterari.

Egli ha pubblicato: I semi del poeta (prefazione di Patrizia Fazzi, Firenze, Polistampa Editore, 2013);   Inquietudine da imperfezione (presentazione di Franco Manescalchi e prefazione di Giuseppe Panella, Passigli Editori, Bagno a Ripoli, 2015);   Morfologia del dolore ( presentazione di Carlo Fini, Interlinea Editore, Novara, 2015);   Paradigma di  esse (presentazione di Franco Manescalchi e prefazione di Carlo Fini, Passigli Editori, Bagno a Ripoli, 2017).

Egli fa parte dell’Associazione Culturale Pianeta Poesia di Firenze e dell’Associazione Tagete di Arezzo. Sue poesie e recensioni sulle sue opere sono apparse su riviste letterarie tra cui : La lettura del Corriere della Sera, La Gazzetta di Parma, La Nazione, Il Resto del Carlino, Erba d’Arno, Retroguardia, Feeria,Il Ventaglio, Atelier, ecc.

Egli ha ottenuto numerosi riconoscimenti nei più importanti premi letterari italiani. Ai suoi  libri sono stati assegnati i Primi Premi assoluti nei seguenti concorsi:

Premio Firenze Mario Conti  Fiorino D’Oro ( 2015);  Premio Giovanni Pascoli – Barga (2016);  Premio La Locanda Del Doge- Rovigo (2016);  Premio Tagete – Arezzo  (2016);  Premio Internazionale 2016/17 “ Mario Luzi”- Roma;  Certamen Apollinare Poeticum Pontificia Università Salesiana di Roma (2018).

Hanno scritto di lui, tra gli altri, Giuseppe Panella, Franco Manescalchi, Carlo Fini, Carmelo Mezzasalma , Camillo Bacchini, Michele Brancale, Valeria Serofilli, Franco Manzoni, Giuseppe Manitta, Eleonora Rimolo, Luigi Oldani.

Così Evaristo si presenta in un breve saggio: seguo il ritmo del mio animo, scrivo, vesto il pensiero, con una musicalità di fondo di cui non conosco l’origine, ma la riconosco in quell’inesauribile giacimento che viene definito, “latu sensu” memoria, in quelle esperienze  della prima infanzia che riaffiorano per un processo di proustiana recherche. La musica mi ha influenzato radicalmente, essa si è manifestata nella fase prerazionale, grazie ai canti sommessi di mia madre e la scansione delle parole che unite ad essa fertilizzavano la conoscenza. Andreoli era il suo cognome da me oggi associato, quale nom de plume, al mio vero nome per amore e riconoscenza. Poi, i canti gregoriani di mio zio parroco, uniti alle litanie monotone, corali e profonde delle funzioni religiose, retaggi di invocazioni latine se non etrusche, hanno contribuito ancor più a farmi tentare di percepire l’impercettibile. L’incontro con la poesia avvenne grazie a mio fratello, di quattordici anni più grande, quando leggeva ad alta voce Omero, Virgilio, Dante, e sebbene fossi  in età prescolare, avvertivo che l’insieme del ritmo, degli accenti, dello scandire il tempo con il piede, creavano una magia di sensazioni da cui non potevo che rimanere affascinato. Poi i versi greci e latini di cui non potevo sapere nulla se non che fossero parole sconosciute ma cariche di musicalità nella loro esposizione. A posteriori posso affermare che chi mi ha guidato in questa mia inclinazione e nella lettura delle poesie è l’orecchio in quanto la musicalità è la mia ossessione, verso di essa  ho una vera e propria devozione.”

Io mi sono soffermata sulla sua ultima silloge Paradigma di esse edita da Passigli poesia e tra  i temi fondamentali della sua poetica ho individuato il tempo, ben scandito anche dai quattro capitoli sottotitolati : Sum, Es, Fui, Esse.

Il tempo come fondamento dell’essere perché tutto muta e nulla resta uguale a se stesso col fluire del tempo, è dunque il filo conduttore di questi versi.

L’autore è ai margini in obliquità di postura, mai un accenno di narcisismo, né di vanagloria, questa è la forza di Evaristo, la potenza dei suoi scritti rimbalza come eco nel cuore del lettore senza mai alludere al trionfo ma altresì incitando a una costante ricerca della verità.

Cerco nella piazza il coraggio/ per gestire la mia difesa lì/ presso la fontana, dove scroscia,/ fluida e sincera, la Verità.

Altre costanti della poetica del Nostro sono la fede e la perseveranza che restano intrinseche al cammino dell’uomo, diviso a metà tra il peccato e la speranza di redenzione, tra vuoto d’essere e un quid fuori della mente che ci restituisca l’identità perduta.

Non meno belli sono i componimenti dedicati agli amici d’infanzia o all’amata, in cui tutta la Natura dei suoi luoghi partecipa come comprimaria al sentire poetico (poi il tuo pensiero ho cacciato/ nella sacca dei rimpianti/ non senza quel raggio di sole./ Ma il tuo sapore di ginepro è rimasto/ e ancora passo la lingua sul sogno/ convinto che ti rinconterò…), ai rimpianti del poeta, alle attese in bilico sull’impercettibile gravità del sogno.

Numerosi i rimandi al gioco del calcio come metafora del vorticare della vita tra goal e punizioni, dribbling e fuorigioco e ora che la partita è finita resta quel gesto di intesa tra spettatore e giocatore, tra autore e lettore che offre riparo e riassume il senso di ogni punto di incontro, dando ciascuno l’interpretazione che più gli aggrada.

Diversa è la poetica di Bartolomeo Bellanova, sebbene con quella di Evaristo abbia in comune frequenti riferimenti alla natura e al tempo. Leggendo le loro opere ci si accorge di come entrambi  siano dotati di quell’umiltà riflessiva che li pone”di sbieco” e consente loro di osservare il mondo senza inutili protagonismi.

 

Bartolomeo Bellanova nasce a Bologna il 2 settembre 1965. Dopo studi economico finanziari si avvicina alla letteratura e pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui  Sotto il cielo di Lampedusa – Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Sul tema delle migrazioni ha scritto la riflessione Genesi e sviluppo di un progetto pubblicata dalla rivista on line Versante ripido a giugno 2015 e su Verbumlandia – Webzine di cultura e letteratura. Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore on line di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Sul sito della casa editrice Le Petit Plaisance è stato pubblicato on line in novembre’2015 l’articolo Riflessioni sul saggio di Etienne De La Boetie – Discorso sulla servitù volontaria. Nel settembre’2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati  (David and Matthaus) che contiene una scelta di testi scritti tra il 2011 e il 2014.  Ė uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni, scritti da quarantasei autori di sedici Paesi. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino.

Uno stile asciutto e senza orpelli, ricco di neologismi( fogliano i secondi /s’irradiano dalle lancette..; ognuno smandria sugli zoccoli usati…) e immagini a volte crude, caratterizza la poetica di Bartolomeo che fotografa senza sconto alcuno, le marginalità del nostro tempo. I suoi componimenti sono mossi da intenti pedagogici e umanitari, vogliono esortare il lettore a scontrarsi con la propria indifferenza : “..é sdrucciolevole l’aria afosa delle strade, ci scivola tutti giù nel gorgo dell’inumano” e ancora : “ Non posso restare immobile/ come statua di sale/ e sgretolarmi grano a grano/ all’uragano dell’oggi/ che azzanna i deboli…”

C’è la storia dei nostri giorni nel libro “Gocce insorgenti”, c’è un cielo polistirolo slavato e il Nostro si propone di scoprire cosa si nasconde dietro quelle nuvole chimiche, ci sono i portici di Bologna a tratti svuotati dalla polpa della gente.

C’è la fragilità dell’uomo, ma anche la sua perseveranza. Si legga ad esempio uno stralcio de

Il venditore di fiori

Con un ariete di colori sfondavi /la coltre appiccicata di sonno e cicche/di una mattina urbana svogliata. /

Tulipani, rose, garofani, crisantemi e margherite /cigolavano la cornucopia dei loro profumi

issati ad asta sulla prua della tua bicicletta. /E tu issato sui pedali consunti fuggivi dalle notti

di lamiere e amianto, fuggivi da calcinacci /e spinelli di capannoni mortuari.

I tuoi occhi gorgogliavano il Nilo orgogliosi /della tua missione: penetrare quei gambi recisi

dentro ai cuori recisi dei passanti. /Che da ogni testa esca un petalo, che da ogni labbra

spunti un pistillo di passione, che dalle mani /gocciolino i pollini degli stami a fecondare l’afa indifferente!

Brama, nella poesia Passeri ,il tempo circolare degli uccelli e scrive: Il mio cuore è zoccolio d’ali.

Anche Bartolomeo come Evaristo dedica versi alla sua amata e al piacere, lo fanno entrambi trasversalmente, senza clamore.

Egli sa infatti che “eterno è solo il tempo eterno di un bacio” e in un componimento omonimo invita il tempo a sospendere la sua danza incessante almeno per il tempo di un bacio e si colloca egli stesso dietro i vetri di un oblò di un’eterna centrifuga/che tutto stritola/ che sbava i contorni/ del bene nel male/del vero nel falso/ che ruba e non rende/ che pretende e non dona.

 

Claudia Piccinno

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