INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA POETESSA CLAUDIA PICCINNO / Scritto da Armando Iadeluca

INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA POETESSA CLAUDIA PICCINNO

http://cavalierenews.it/cultura/9843/intervista-esclusiva-alla-poetessa-claudia-piccinno.html

Redazione-Presente in oltre sessanta raccolte antologiche, già membro di giuria in sette premi letterari a carattere nazionale e internazionale, la strabiliante poetessa Claudia Piccinno ci ha voluto concedere una intervista in esclusiva che, qui di seguito, riportiamo:<<

Gentile poetessa, possiamo darci del “tu” come si suole dire?

Salve Armando, certamente possiamo darci del tu.

Ti ringrazio per avere accettato questa intervista, ribadiamo le condoglianze per la tua recente perdita.

Sono io che ti ringrazio perché Il “Cuscino di stelle” ha già dimostrato di essermi accanto nel doloroso momento che sto attraversando.

Ho perso mio padre. Nulla è così irreversibile come la morte.

Si cerca il senso della vita, ma le risposte non sono uguali per tutti, non sono a portata di sguardo, sono dentro ciascuno di noi.

Hai affermato di esserti accorta del bene e dell’orgoglio che tuo padre provava nei tuoi confronti solo dopo la sua dipartita. Come è avvenuta questa consapevolezza? Emotiva o hai trovato qualche elemento tangibile che te l’ha dimostrato?

Mio padre non usava fare molte smancerie, ma sul suo scrittoio aveva le foto di me nel giorno della laurea, ho scoperto inoltre dopo le esequie, che il suo barista di fiducia sapeva tutta la mia vita e conosceva le mie pubblicazioni. Mio padre era solito leggere le mie poesie a mia madre che ha sempre avuto problemi di vista. L’immagine di loro due in cucina coi miei libri tra le mani, mi commuove e mi conforta moltissimo.

Inoltre se avevo una presentazione in Puglia o un evento di premiazione, lui cercava sempre di essere presente, pur senza il mio invito esplicito.

Credi che la morte sia definitiva o hai una tua idea dell’oltre?

Definitiva è la dimensione corporale, credo che quando si perde qualcuno si cambi prospettiva, il dialogo continua tramite segni, coincidenze apparentemente inspiegabili. Non avrebbe senso una vita senza un altrove.

Hai scelto San Giorgio per la copertina. Un martire cristiano ma anche il protagonista di una leggenda. Questo dualismo ha a che fare con il tuo personale “Credo “religioso?

Ho scelto un’opera di Immacolata Zabatti, nota artista pugliese, perché adoro il suo stile, in particolar modo ero attratta dal figurativo. L’opera è custodita nel comune di San Giorgio Jonico (Ta) da un’associazione a cui la pittrice ha voluto donare il dipinto. Volevo omaggiare mio marito che porta il nome del Santo in parallelo con mio papà a cui dedico il libro. Sono due uomini molto diversi tra loro, eppure entrambi hanno segnato il mio cammino. Mi ha colpito particolarmente la rappresentazione del Santo tra sacro e profano, tra passato e futuro, come trait d’union tra fuoco e ghiaccio, tra superstizione e raziocinio. Conoscevo la leggenda del cavaliere e la fanciulla, sapevo il credo religioso, e mi affascinava la sottomissione del drago, in quanto metafora dell’ignoranza che viene sconfitta dalla fede. Insomma questo dualismo ha a che fare con la mia esperienza terrena, piuttosto che con la mia scarsa formazione religiosa, ma certamente ha scosso in me, corde di una spiritualità intrinseca al mio essere stata figlia, moglie, madre.

Nella prefazione, che io come editore ho già letto, noto che si parla di “maschilismo imperante” a proposito del dono di un libro fatto dalla principessa al cavaliere Giorgio. Secondo te che cosa voleva dire il curatore?

Credo si riferisca al dono del libro come gesto che neutralizza il maschilismo imperante sin dall’antichità. Mi sovviene, per associazione d’idee, il celebre film Disney: La Bella e la bestia, finalmente un libro appare sulle scene, tra le mani di una ragazza. Il gesto della fanciulla salvata da San Giorgio, che dona a lui un libro, è di una bellezza disarmante, di una potenza inusuale; restituisce al genere femminile una grande dignità, significa che la conoscenza non è prerogativa dell’uomo, ma può essere elargita da una donna e condivisa, in un’ottica di complementarietà.

C’è molto di psicologico sia nella cover che nel titolo. È un lavoro di introspezione edipica o credi che sia casuale?

È una scelta che sicuramente arriva dopo un cammino introspettivo, ho voluto identificare San Giorgio col padre benevolo che a suo modo, mi ha messa in condizione di studiare e progredire, senza concedermi agevolazioni particolari, ma semplicemente indicandomi il cammino: sconfiggi il drago e fidati solo delle tue capacità.

Ecco perché gli dedico questa raccolta di componimenti, perché in ogni mio verso ho spezzato una lancia contro la barbarie di una società omertosa e indifferente.

Ne approfitto per ringraziare il professor Nazario Pardini e il teologo Domenico Pisana che hanno sempre letto i miei versi e mi hanno incoraggiato a non demordere, poiché la scrittura è la mia faretra contro l’abbrutimento umano e civile dei nostri giorni.

La Pittrice Immacolata Zabatti ha donato senza lucro l’immagine del suo quadro per un tuo libro. Che cosa ne pensi della collaborazione artistica? E che cosa di chi invece si racchiude in una cerchia di gelosia possessiva per le proprie opere?

L’Arte ad alti livelli non può ammettere gelosia, è ricerca di una propria direzione spirituale, è messaggio di pace e solidarietà universale, tutto il resto è narcisismo, non è arte. Fortunatamente Immacolata ha un alto potenziale artistico ed è un onore collaborare con lei.

Nella silloge Ragnatele cremisi, compare un tuo componimento dal titolo L’eroina del disamore. Un termine che ricorre in altri tuoi componimenti e mi fa pensare alla favola di Hansel e Gretel. Questo tuo titolo invece suona come una riconciliazione, un riconoscimento dell’autorità paterna, sbaglio?

Non sbagli Armando, anche nel mio essere figlia ci sono state delle evoluzioni, crescendo e divenendo a nostra volta genitori, si comprende quanto sia il mestiere più difficile del mondo.

Che cosa rappresenta Jack? Perché il riferimento al Titanic?

Jack è la metafora di un amore impossibile, il morto vivente che dopo aver portato scompiglio e allegria, si inabissa nel suo vuoto interiore per non ammettere che Rose conti qualcosa. Jack deve maturare il coraggio di vivere, nel frattempo Rose imparerà a metabolizzare il lutto dell’abbandono.

Grazie, Claudia. Nuovamente felice di averti letta e di averti 

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