Due giorni di poesia nell’università e nei college Bahçeşehir a Istanbul / Claudia Piccinno, insegnante di Castel Maggiore, unica delegata italiana

Due giorni di poesia nell’università e nei college Bahçeşehir a Istanbul

Claudia Piccinno, insegnante di Castel Maggiore, unica delegata italiana
http://farapoesia.blogspot.be/…/due-giorni-di-poesia-nellun…

 

2018 UNESCO DÜNYA ŞİİR GÜNÜ İSTANBUL FESTİVALİ
2018 UNESCO ISTANBUL FESTIVAL – WORLD POETRY DAY
BAHÇEŞEHİR U NIVERSITY “B” CONFERENCE HALL AND ITS FOYER
13.00-14.00 Registration
14.00-14.20 Piano and Vocal Recital
Piano: Lena Şenol
Sopranos: Aslı Uyar, Özlem Benli
Baritone: Yunus Akbaş
14.20-14.30 Turkish Art Music Recital
Lute Playing & Singing, Composer: Fatoş Koçarslan
14.30-15.00 Opening Speeches
15.00-15.20 Presentation of the International Writers and Translators Center of Rhodes
15.20-17.00 Poetry Reading
17.00-18.00 Book Signing by the Poets
18.00-18.30 The Opening of the Portraits and Poems Exhibition of the World and Turkish Poets
19.00-23.00 GALA DINNER
22 MART MARCH 2018 PERŞEMBE /THURSDAY
(HALKALI BAHÇEŞEHİR KOLEJİ / COLLEGE)
11.00-15.00 “Children show– Poetry Reading- Visit at the college”
19.00-24.00 Farewell Dinner
Questo il ricco programma degli eventi ben organizzati dalla Bahçeşehir University e dal Bahçeşehir College per IL FESTIVAL DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA PATROCINATA DAL COMITATO UNESCO DI ISTANBUL PER IL 2018.

Oltre al presidente del festival Haydar Ergulen gli organizzatori e ideatori sono stati Mesut Senol, , poeta turco, traduttore freelance, istruttore di comunicazione e redattore, la docente capo del dipartimento di sociologia Nilufer Narli, e Osman Öztürk, poeta turco, capo di sicurezza privata e capo dipartimento sicurezza dell’Università Bahçeşehir. Tra gli ospiti oltre Claudia Piccinno, come unica delegata italiana, Gino Leineweber per la Germania, Mawar Marzuki per la Malesia, Reshma Ramesh per l’India, Nancy Tryposkoufi-Kampouri , direttrice del centro culturale di Rodi, Grecia, Jenny Geege per la Mongolia,Androulla Shati per Cipro, Barbara Pogačnik per la Slovenia, Zorin Diaconescu e Monica Voudouri per la Romania, Eleftheria Binikou per la Grecia, Maya Herman Sekulic per gli Usa e Milica Lilic per la Serbia, Betul Dunder, Canan Tan, Arzu S Kabukçu Emel İrtem, Mehmet Hakki Sucin, Haydar Ergulen, Arife Kalender,Nilay Ozer,Nurduran Duman per la Turchia.
La cerimonia del 21 marzo è stata presentata da Mesut Senol e Fatos Kocarslan, la seconda giornata ancora da Mesut Senol e Arzu Büyükoglu.

Rientrare in Italia dopo una simile esperienza di ascolto e progetti condivisi, con frequenti scambi in brainstorming attorno a una tavola rotonda, dopo aver visitato college e università di prestigio, dopo un’intervista alla radio ed una breve escursione sul Bosforo in un panfilo..è stato inizialmente traumatico …perché Istanbul e i suoi abitanti istillano magia e appartenenza nella mia indole mediterranea, però metabolizzato il ritorno, posso ripescare mille ricordi, non solo tra le pagine dell’antologia ricca di promettenti poesie, per portare ai miei studenti la freschezza del nuovo, e per raccontare ai miei connazionali che nulla è come sembra. La televisione spesso ci rimanda immagini mistificate degli altri popoli, avvalora l’idea che la Turchia sia un paese sfortunato e poco all’avanguardia, io ci sono stata già tre volte e ho conosciuto professionisti e donne in carriera, molto più emancipate di me, gentleman raffinati che parlano più lingue, giovani volenterosi di costruire il futuro del paese. Ogni volta ho viaggiato con imprenditori o manager di imprese italiane che hanno fornitori o filiali a Istanbul e nessuno di loro è esente dal fascino che esercita questa megalopoli, pur con le sue contraddizioni e le difficoltà di ogni grande metropoli.
L’insegnamento ha allenato il mio sguardo a cogliere i bisogni dei più fragili, la mia poetica non trascura le periferie, per indole cosmopolita e zingara colgo le somiglianze prima delle differenze a cui comunque approdo come valore estrinseco di ogni identità, ebbene malgrado tutto questo posso affermare che se il globo fosse un unico stato, sicuramente Istanbul sarebbe il centro del mondo perchè lì s’intrecciano le radici di ogni popolo del Mediterraneo.
Ogni mio soggiorno in Turchia se pur breve mi conferma il fermento culturale esistente non solo a Istanbul, ma anche ad Ankara e Smirne, da cui confluiscono altri poeti, traduttori e docenti di ogni ordine e grado.
Molti inoltre sono i talenti nel campo artistico e musicale e ciò non sorprende perché sin dal Kindergarten I bambini vengono avviati a suonare uno strumento.
Abbiamo avuto l’onore di assistere a meravigliosi concerti e a danze folcloristiche, nonché di essere
spettatori di uno show teatrale organizzato dagli studenti e dai docenti del college che ci hanno omaggiato dei nostri versi recitati in lingua turca.
Mi auguro che le istituzioni italiane e gli imprenditori possano emulare simili iniziative in un’ottica di crescita comune e di apertura al dialogo, non solo nei riguardi degli ospiti stranieri, ma tra studenti, cittadini e sponsor creando sinergie effettive come quelle che ho vissuto a Istanbul, non solo su un palco, ma attorno a una tavola rotonda dove docenti, poeti e studenti si passavano il pane e l’amore per la letteratura.
Solo chi legge alimenta il pensiero critico e si decondiziona da inutili stereotipi.

 

Claudia Piccinno

Eğik bir merdiven uğruna – Claudia Piccinno / Versione tradotta in turco da Ali Gunvar

Claudia Piccinno     Eğik bir merdiven uğruna   Dolaştım dünyayı bir eğik merdiven uğruna topraktaki çimene dokunarak bir arzuyu gösteren. Şaşkına dönmüş ışıltılı bulutlar yalın ayak sendeliyorlar hudutlarında insanın. Ama kaskatı benim kuşkum, şüphe de destekler beni hepsinin gerçek … Continue reading

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA PICCINNO / ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA PICCINNO http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.be/2018/01/segnalazione-volumi-claudia-piccinno.html?m=1 Claudia Piccinno : “Ipotetico approdo” – Ed. Mediagraf 2017 – pagg. 112 – s.i.p. Con testo in inglese a fronte la raccolta offre un caleidoscopico alternarsi di immagini , figurazioni , esplosioni , memorie … Continue reading

LA “VOCE” POETICA DI CLAUDIA PICCINNO TRA ISTANBUL E BELGRADO / Di MICHELE BRUCCHERI

LA “VOCE” POETICA DI CLAUDIA PICCINNO TRA ISTANBUL E BELGRADO http://www.lavocedelnisseno.it/Articoli/Incontri/Post/961/LA-VOCE-POETICA-DI-CLAUDIA-PICCINNO-TRA-ISTANBUL-E-BELGRADO   L’INTERVISTA : E’ stata ospite in Turchia, unica europea, ad un Festival. E assieme alla poetessa serba Milica Lilic, ha fatto conoscere i suoi versi. Apprezzati dagli intellettuali … Continue reading

Ten poems of Italian poet Claudia Piccinno translated for the magazine Chinese language monthlyby Tze Min

Ten poems of Italian poet Claudia Piccinno translated for the magazine Chinese language monthlyby Tze Min     【亞洲大學通識中心】蔡澤民老師在中國語文月刊專欄:「當代國際優秀詩人選集」 《義大利詩人》克勞迪婭‧皮西娜(Claudia Piccinno) 蔡澤民·maandag 6 november 2017   她是一位國際知名的優秀詩人,也是一位富有愛心的小學老師,她是我的好朋友義大利詩人克勞迪婭‧皮西娜(Claudia Piccinno) 女士,我以她為榮 She is an internationally acclaimed poet, a caring primary school teacher … Continue reading

David is your name (Poem dedicated to a child with autism) – Claudia Piccinno / 【Traditional Chinese translation】

Claudia Piccinno     David is your name (Poem dedicated to a child with autism)     你的名字叫大衛 (以此詩獻給一位自閉症的孩子)   目光哪裡停留,大衛? 你跌入那細節裡而不願面對整體。 在社會刺激的一團混亂中 不容易解譯的感官羅盤。 我該如何支持 那討厭地生物學上的懲罰? 去觀察你感官能力中的故障連結 這對我們來說是個重大的負擔,“被嬉稱為沒什麼啦”。 為了讓手勢分享專注力視, 為了讓你清楚表達需求, 這些都是在我的腦海去之不得的決心。   你的名字叫大衛 對我而言,你不是一個診斷或異類或基因結構的一個缺陷, 被忽略的期望, 早期或晚期干預 受損大腦的適應物, 一個光譜系上的失序。   你的名字叫大衛 … Continue reading

Il cerchio e la botte: CLAUDIA PICCINNO / Interviste, LETTERATURA E POESIA

Il cerchio e la botte: CLAUDIA PICCINNO https://liminamundi.wordpress.com/2016/11/07/il-cerchio-e-la-botte-claudia-piccinno/   Interviste, LETTERATURA E POESIA   Continua la nostra rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate qui su LIMINA … Continue reading

Con Claudia Piccinno la poesia travalica ogni confine.

 

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Con Claudia Piccinno la poesia travalica ogni confine.

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In una recente Maratona di Poeti ho incontrato Claudia Piccinno, insegnante delle scuole primarie e raffinata poetessa che con la sua solarità rivela immediatamente l’origine salentina, anche se per motivi di lavoro vive con la famiglia in Emilia Romagna.

Ha sempre amato la scrittura, in quanto strumento di conoscenza ed esplorazione di ciò che si differenzia dal suo modo di essere e in questi ultimi anni ha iniziato a pubblicare le sue opere.

La sua Opera Prima La sfinge e il pierrot risale al 2011 e già il titolo induce in curiosità un lettore attento e sensibile. L’anno successivo ha pubblicato la silloge Potando l’euforbia, mentre nel 2013 sarà la volta di Il soffitto, cortometraggi d’altrove, un’interessante opera che l’anno successivo verrà tradotta e quindi pubblicata in inglese. Convinta operatrice culturale cosmopolita, nel 2014 riproporrà la stessa silloge anche in serbo , con il titolo Tabahnh.

Ragnatele cremisi, un libro che raccoglie splendide liriche e mi ha colpito in modo particolare, è la sua ultima fatica letteraria, almeno per ora!

Come accennavo, Claudia svolge con passione ed entusiasmo il lavoro di insegnante e dalle sue parole traspare quanto le sia congeniale questa attività. Ha un rapporto vecchia maniera con i suoi alunni, che educa sin dalla prima classe alla lettura e che, dalla terza classe in poi, la seguono con viva partecipazione negli affascinanti laboratori poetici da lei organizzati, allo scopo di abituarli in modo del tutto naturale ad amare le discipline letterarie.

Questa iniziativa appare ai miei occhi quasi un miraggio, dal momento che ultimamente i programmi scolastici sono sempre più scarsi a livello di poesia e prosa; per non parlare dell’imparare a memoria almeno le poesie dei principali autori, quali Manzoni, Foscolo, Leopardi, Pascoli, Montale etc., che a pieno titolo dovrebbero costituire il bagaglio letterario classico di ogni studente. Questo metodo non è più di moda e noi che abbiamo frequentato le scuole primarie nel secolo scorso ci riconosciamo nella cosiddetta formazione culturale nozionistica, oggigiorno tanto criticata. Ma, a giudicare dal livello medio di cultura generale che si respira, mi sento di affermare: ben venga il nozionismo!

Ma torniamo alla nostra intervistata, una donna di rara sensibilità, attivamente impegnata anche nel sociale. È Socia onoraria dell’Associazione no profit Con gli occhi di geggio e Presidente di giuria del concorso di disegni Dai tuoi occhi alla matita, rivolto ai piccoli pazienti degli ospedali pediatrici di tutto il territorio nazionale, per conto dell’Associazione che presiede e ai cui progetti contribuisce con il ricavato dalla vendita dei suoi libri.

Partecipa intensamente ad iniziative culturali e reading poetici, convinta dell’importanza del messaggio umano che passa attraverso la poesia, come partecipa a concorsi letterari, dove ha ottenuto una lunga lista di premi e riconoscimenti.

Insomma, una persona che fa della poesia uno dei suoi maggiori interessi e proprio attraverso questa nobile accezione delle arti letterarie cerca di dar voce anche a tematiche sommerse o lontane, per renderle visibili agli occhi di tutti, anche dei più indifferenti.

 

Ho letto con interesse i suoi versi; hanno aperto le porte ad un universo emozionale che mi ha consentito di apprezzare la sua raffinata sensibilità. Secondo lei, nel corso dell’esistenza, la soglia delle emozioni tende sempre ad essere più alta?

 

Il suo parere mi lusinga molto, perché non è da tutti riconoscersi nei versi altrui. La sensibilità è strumento di rinascita, ma più spesso di dannazione.

Viviamo, infatti in un’epoca in cui l’analfabetismo emotivo è dilagante e non credo che la soglia emozionale sia sempre direttamente proporzionale all’aumento dell’età anagrafica, (bensì spesso ascolto frasi del tipo con l’età son diventato più tenero e via dicendo), ma credo che sia inversamente proporzionale all’affermarsi dei miti dell’avere e dell’apparire che hanno offuscato l’essere e il sentire; tanto è vero che le persone più fragili o emotive vengono spesso indirizzate in terapia, poiché l’emotività è anacronistica, è un fardello pesante e pericoloso. Tuttavia, a mio modesto parere, credo che chi vive consapevolmente i propri sentimenti senza reprimerli e senza nuocere a terzi , col passar del tempo possa sentirsi appagato e in pace con se stesso.

 

Attraverso alcune delle sue liriche appare evidente la denuncia sociale di realtà di cui, onestamente, si parla troppo poco. Anch’io scrivo poesie d’impegno civile, quindi, riesco a comprenderne le motivazioni, che in genere partono da una vera e propria esigenza di far conoscere al mondo nefandezze e violenze perpetrate a danno dei più deboli. Come è arrivata alla poesia civile?

 

Sono sempre stata affascinata da poeti come Neruda, Quasimodo, la Achmatova, la Cvetajeva, la Szymborska, Pasolini,…ma non è su imitazione che sono arrivata alla poesia civile; mi ha guidato la vita e il mio spirito d’osservazione. Gli incontri con i matti, il clochard, la prostituta, l’alcolista, i migranti, gli ammalati in ospedale, in particolare i piccoli pazienti oncologici, gli stranieri, i cosiddetti “diversi”… hanno lasciato il segno.

Sin da bambina ho sempre pensato che la diversità di qualcuno dipenda dal punto d’osservazione individuale; da ciò, ognuno di noi può essere diverso per un altro, tutto è pur sempre relativo. Questi pensieri hanno alimentato la mia curiosità, che soddisfo leggendo a più non posso.

Ho vissuto lo sradicamento per motivi di lavoro dalla mia terra d’origine quando avevo appena 20 anni, perché iniziai a insegnare in Valsassina, ad oltre 1000 chilometri dalla mia città natale e credo che quegli anni mi abbiano forgiato, sviluppando in me una forte empatia per tutte le forme di solitudine dell’essere umano.

Da ormai 20 anni risiedo in Emilia Romagna e in questa terra è molto elevato il tasso dei bambini migranti di prima e seconda generazione; l’incontro con le loro famiglie è stato per me un valore aggiunto, ho potuto far tesoro delle loro esperienze e ho imparato tantissimo.

 

Un altro tema che ha fortemente attirato la mia attenzione è quello dei pregiudizi, retaggi di culture retrograde ed ancora presenti all’interno di un certo tessuto sociale. In Ragnatele cremisi (Edizioni La Lettera Scarlatta) la metafora assurge ad un ruolo primario, all’interno di versi esposti con consapevolezza, trasparenza e padronanza semantica. Ha dedicato alcune liriche agli affetti e all’introspezione, offrendo al lettore l’opportunità di riflettere e, forse, mettersi in discussione. Quindi, conseguentemente, di riconoscersi?

 

“La poesia non è più di chi la scrive, ma di chi gli serve” diceva Troisi nel film Il postino

In realtà, quando scrivo non lo faccio con un intento didattico, lo faccio perché il verso mi pulsa nella testa. Però accade che, se arriva ai lettori, o ancor meglio ai fruitori in una serata pubblica, mi sento felice, perché se qualcuno ne percepisce l’impatto, se l’eco fa bang vuol dire che qualcosa il mio verso ha seminato. Non a caso la parola semantica ha la stessa radice del verbo seminare…Neruda insisteva molto su quest’aspetto.

 

Il poeta deve seminare, partire e ritornare.

Poi, si spera che quel seme germogli e produca dei frutti, che risvegli qualche coscienza e che scuota gli animi.

 

Cosa ne pensa del lapalissiano regresso culturale del Terzo Millennio?

 

Temo che sia la conseguenza negativa della globalizzazione, ci stiamo disumanizzando per adeguarci agli stereotipi di una società che ci vorrebbe a identità unica, in cui il pensiero divergente è da tacitare, il diverso fa paura, il povero è ingombrante. Insomma, dovremmo ritornare alle relazioni umane intese come nucleo fondante dello stare insieme. Ma affinchè si possa giungere ad un’ autentica interazione, occorre in primis la conoscenza e la valorizzazione delle diversità, poiché solo la conoscenza estirpa il pregiudizio e valorizza l’individuo nella sua unicità.

Occorrerebbe fare delle differenze una risorsa e alimentare il confronto attraverso il dialogo interreligioso. Inoltre, sarebbe auspicabile investire di più nella cultura, portando il teatro, la poesia e la lettura nelle piazze a costo zero. L’arte, a mio avviso, è una grande occasione per affermare la propria unicità, ci riconcilia con gli istinti e le intuizioni e nel contempo apre spiragli di contaminazione tra le genti, arrivando nell’interiorità dei fruitori, là dove la fede e la ragione non avevano scardinato alcuna porta d’accesso.

 

Vorrebbe parlarmi della sua esperienza di docente?

 

Insegno in una scuola primaria in un verde paesino alle porte di Bologna.

Amo il mio lavoro e ogni anno imparo qualcosa di nuovo, il segreto è non dare mai nulla per scontato.

I bambini sono tutti diversi, non amo classificarli nelle categorie suggerite da adempimenti burocratici (fare il Pai, il Pei, il Pdp, Il Psp per i Bes,i Dsa, l’ alunno H,ecc..) e se il sistema ce li impone, io i miei bambini li chiamo per nome. Tutto si riconduce al nome, se io riconosco la loro identità, ho già conquistato la loro fiducia e posso ottenere il massimo.

L’aspetto a cui tengo moltissimo è quello relazionale, perché il gruppo classe diventi coeso e non competitivo, affinchè ognuno senta la sua appartenenza al contesto e lo viva serenamente, dando il proprio contributo.

Cerco inoltre di non soggiacere all’ansia dei contenuti da sviluppare e insisto di più sulle competenze, perché l’apprendimento non si riduca al sapere, ma abbracci il saper fare e il saper essere.

Ogni volta che lascio una quinta regalo ai miei bambini la poesia “Sii il meglio..” di Douglas che definisco il manifesto della lealtà verso se stessi.

 

Un altro bellissimo libro di poesie è Il soffitto Cortometraggi d’altrove (Edizioni La Lettera Scarlatta). Cosa l’ha spinta a scegliere l’intensa immagine dell’attrice Gloria Swanson per la copertina?

 

L’immagine mi fu suggerita dalla scrittrice Antonella Griseri, che ha curato l’editing del libro. Desideravo qualcosa che riportasse il lettore al cinema muto: Cortometraggi d’altrove sul mio soffitto/come al cinema muto… Chi meglio di lei?

 

Sempre nell’opera Il soffitto ha tradotto le sue poesie in inglese. C’è un motivo particolare?

 

Già all’atto della prima pubblicazione nel novembre 2013, avevo tradotto i miei componimenti in inglese per consentire a Munir Mezyed, Milica Lilic e Slavica Pejovic di comprendere la mia poetica per meglio recensirla. Li avevo conosciuti nel settembre 2013 al Festival Città del Galateo, in cui la mia silloge ancora inedita ricevette il primo premio, e chiesi loro di donarmi la loro opinione da inserire nel libro. Quando ricevetti il loro unanime apprezzamento, fui incoraggiata a proseguire e perfezionai la traduzione. Tra l’altro, ero stata invitata nel gruppo poetico internazionale Pentasi B e i consensi ricevuti mi valsero l’invito in Ghana al festival dello scorso Maggio, come delegata per l’Italia insieme alla poetessa Maria Miraglia, ma impegni scolastici e familiari mi hanno costretto a declinare l’invito.

Miei contributi in inglese appaiono anche su atunispoetry.com, sulle antologie del gruppo Pentasi, sul sito http://ourpoetryarchive.blogspot.it/ ,sul catalogo d’arte della mostra internazionale June in Italy che ho curato per la parte poetica, per conto della galleria Artebo.

Altra e non ultima motivazione di questo libro era quella di contribuire anche all’estero, ai progetti di una no-profit che sostengo e che ha delegati a Londra e in California.

I proventi dei miei libri, infatti, sono a favore dei piccoli pazienti oncologici, per il tramite di Con gli occhi di Geggio associazione.

 

 

Anche in questo libro di poesie sono evidenti gli spunti di denuncia contro il materialismo contemporaneo, elemento caratterizzante dei nostri tempi. Quindi, il suo è un percorso interiore, nel tentativo di ricostruire nell’immaginario un mondo devastato dall’indifferenza e dall’ipocrisia?

 

Sono talmente idealista da credere che dalle parole germogli il gesto, m’illudo che il sentire condiviso diventi concreta operosità; in ogni caso, immagino che la parola del poeta possa talmente amplificare un vissuto da riuscire a neutralizzare l’indifferenza, ma in questo, ahimè, è racchiuso il narcisismo del poeta… Poi mi ravvedo e torno a specchiarmi nel mio operare, cercando di non incorrere nel processo alle intenzioni altrui, accollandomi tutto il peso della mia percezione e del mio immaginario.

 

L’uomo, schiavo persino di se stesso, come potrà ritrovare i punti di riferimento dettati dall’etica e dalla morale?

 

L’uomo diviene schiavo di se stesso nel momento in cui ripone negli idoli le proprie aspettative. Siamo schiavi di noi stessi quando incolpiamo il prossimo dei nostri fallimenti, quando ignoriamo i segnali del corpo o gli alfabeti più intimi, in nome della visibilità e dell’apparire.

La morale risiede nell’interiorità di ciascuno di noi, se vi è scollamento tra il pensiero e l’azione, stiamo già tradendo l’etica, perché il tornaconto che deriva da un agire in disaccordo col pensiero, fa forse più gola della lealtà verso i valori interiorizzati.

Credo che la coerenza sia il primo passo per ritrovare la bussola, nonché una costante abitudine a interrogarsi sulle proprie azioni.

 

Nel suo ruolo d’insegnante riesce a trasmettere ai discenti l’interesse verso le arti letterarie, con particolare riferimento alla poesia?

 

Ci provo costantemente e riconosco che i risultati sono molto più soddisfacenti dopo aver sperimentato e ideato vari progetti di educazione alla lettura, dal prestito librario agli incontri con l’autore, alle visite in libreria, alle maratone di lettura ad alta voce. La lettura alimenta il pensiero critico, quella ad alta voce tesse relazioni. La poesia diverte se sperimentata in prima persona, pertanto, alterno fruizione e produzione del testo poetico sin dalla classe prima. Dalla classe terza è mia consuetudine dedicare il venerdì ad un laboratorio di poesia, in cui su indicazioni di Ersilia Zamboni (I draghi locopei) avvicino i bambini ai giochi di parole e poi alle figure di stile del testo.

Riconoscere metafore, similitudini, ossimori, sinestesie, anafore, epifore, lipogrammi e via dicendo costituisce per i più piccoli una motivazione a produrne di nuove, si sentono depositari di un codice segreto, scoprono che al di là della grammatica, la lingua è viva e diverte come un gioco.

Quando mi fanno dono di una loro poesia o di una storia improvvisata su un kleenex in giardino, sia pure a fumetti, mi dico che li ho contagiati!

 

 

“RAGNATELE CREMISI”, IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIA PICCINNO: “LA POESIA E’ TESTIMONIANZA”

“RAGNATELE CREMISI”, IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIA PICCINNO: “LA POESIA E’ TESTIMONIANZA” http://www.lavocedelnisseno.it/Articoli/Incontri/Post/485/RAGNATELE-CREMISI-IL-NUOVO-LIBRO-DI-CLAUDIA-PICCINNO-LA-POESIA-E-TESTIMONIANZA   di MICHELE BRUCCHERI – La silloge (“La Lettera Scarlatta Edizioni”) dell’autrice pugliese che abita in Emilia Romagna sta riscuotendo un grande successo. I proventi sono devoluti … Continue reading