Poesie di Lumo Kolleshi

 

lumo kolleshi

Poesie di Lumo Kolleshi

 

 

SUL PENTAGRAMMA DELLA TRISTEZZA

 

“Tu tenti di raccogliere il vento”

Dissi al cuore come corda di chitarra

Sul pentagramma della tristezza.

 

“Tu tenti di inaridire il mare”

Dissi all’occhio – luna falciata dalle lacrime

Nelle lagune del sale.

 

“Tu tenti di spezzare la pietra”

Dissi alla solitudine

Che segue ingenuamente degli aeroplani il volo.

 

 

È CADUTO UN ALTRO CALENDARIO

 

È caduto un altro calendario

Nella fiamma dei fuochi d’artificio.

Una speranza piange

Nella maternità dei sogni.

La gente si affretta felice

Con questa creatura verso l’Epifania.

Le labbra tremanti baciano gli auguri

(un bel gesto è stato).

Ma la gente striscia sopra maledizioni

Collo spirito incurvato.

Pregano, supplicano, supplicano e pregano

Non sanno che, non sanno a chi.

I credenti dubitano della loro fede.

Gli atei stanchi cominciano a credere.

Un mondo lasciato a sè stesso

Si muove all’indietro qual gambero adesso.

 

 

LA QUERCIA DI MERTIGNI

 

È morta la vecchia quercia di Mertigni.

Col funebre lamento la piansero gli uccelli.

Quelli che al ritorno recavano fili

D’erba per una città sui rami con mura verdi.

È morta la vecchia quercia di Mertigni.

Da viva la scure non la sfiorò neanche un poco.

Essa nascondeva la tema di un castigo

E per secoli ai fulmini spegneva il fuoco.

È morta la vecchia quercia di Mertigni

Che mutò in scoiattolo l’infanzia mia dolce.

Che mi stancò la mamma nei lunghi inverni

Sul muretto di pietra a spazzare le foglie.

È morta la vecchia quercia di Mertigni.

L’antica vanteria mi è morta con essa.

Pieno di angoscia, non mi vergogno a dirvi

Che in silenzio piango per una vecchia quercia.

 

 

Poems by Luz María López

Luz María López ATUNIS foto

Poems by Luz María López

 

 

ACCRA

 

the Atlantic Ocean murmurs
were there all the time
to serenade us
the same waters
that washes the shores
of my island Puerto Rico
i know her and she knows me
the blues and the salty
millenarian parfume…..
but suddenly it seemed
new to me.

 

Luz María López
The Road to Ghana
Photo by Santosh Bakaya
18th of May 2016 at Accra, Ghana.

 

 

 

FISH CRY FOR FISHERMEN IN BLUEST SEA

 

colorful fish bathing in the bluest sea
peaceful fishermen reaching the quiet sea
blue sea hugs little boats trapped in a battle field
huge ships armored with war speak greed
guns fire hate bullets to the unarmed workers
little fish still bathing in the bluest sea
little children go hungry somewhere
far from the blue sea
powerless eyes cry over
and nobody sees!!!!

 

Luz María López
Puerto Rico
O6.29.2016
Scarborough Shoal for Filipinos
Dedicated to the fishermen from Philippines.

 

Poezi nga Zyba Hysa

Poezi nga Zyba Hysa     MË DHËMB…   Të grindemi nga pak është bukur… Mbretëroj, kur t’sfiduarit shfaqen rivalë! Si derr i plagosur, s’gjet shteg për tu futur, Të më rrëzojë mua… të bën Ty solidarë! Ashtu si shqiptarët, … Continue reading

È uscito “Il Foglio volante” di luglio / Amerigo Iannacone

Foglio 7-2016

È uscito “Il Foglio volante” di luglio

 

È pronto e sta per essere spedito agli abbonati il numero di luglio 2016 del “Foglio volante – La Flugfolio – Mensile letterario e di cultura varia”, che è al suo 31° anno di vita.

 

Compaiono in questo numero, che ha piú pagine del solito, le firme di Rinaldo Ambrosia, Bastiano, Aurelia Bogo, Fabiano Braccini, Aldo Cervo, Carla D’Alessandro, Francesco De Napoli, Walter De Santis, Jason R. Forbus, Giuseppe Furiano, Amerigo Iannacone, Tommaso Lisi, Carmel Mallia, Martino Marangon, Luciano Masolini, Alessio Mollichelli, Adriana Mondo, Teresinka Pereira, Nadia-Cella Pop, Rosetta Sacchi, Antonio Staniscia, Gerardo Vacana, Adāo Wons.

 

Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto all’omaggio di tre libri delle Edizioni Eva per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (20 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Chi vuole ricevere copia saggio, si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.itoppure al numero telefonico 0865.90.99.50.

 

Riportiamo, qui di seguito, l’articolo di apertura, “Fonetismo ed esperanto”, una nota dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una breve poesia di Tommaso Lisi.

 

 

Fonetismo ed esperanto

 

Spesso a noi italiani, parlando con gli stranieri, capita di dire – nell’intento di elogiare la nostra lingua – che l’italiano come si scrive cosí si legge. Sarebbe meglio se parlassimo dell’eufonia dell’italiano, se dicessimo che è una lingua eufonica, bella, tra le piú belle, se non la piú bella del mondo. Soprattutto per la fonetica, con un giusto equilibrio tra vocali e consonanti. E poi l’italiano ha un retroterra culturale che altre lingue non possono vantare. A partire dal latino, di cui la lingua italiana è figlia, lungo la storia di una dozzina di secoli da quel Sao ka kelle terre del X secolo, attraverso il volgare della Divina Commedia, e poi le opere letterarie di Petrarca, Ariosto, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni e le altre centinaia e centinaia di autori che hanno lasciato opere memorabili nella storia della letteratura universale.

 

Dire che una lingua come si scrive cosí si legge (o viceversa) è come dire che una lingua è fonetica, vale a dire che a ogni fonema (suono semplice) corrisponde un grafema (segno grafico) e viceversa: “casa”, quattro fonemi, due suoni vocalici e due consonantici, quattro grafemi; “libro”, cinque fonemi, cinque grafemi. In questo senso l’italiano è molto piú vicino al fonetismo di quanto lo siano altre lingue. In francese, si scrive “eau” (tre grafemi), si legge “o” (un fonema); in tedesco, si scrive “deutsche” (otto grafemi), si legge “doic’” (quattro fonemi); in inglese si scrive “food” (quattro grafemi) e si legge “fud” (tre fonemi); viceversa, si scrive “I” (un grafema) e si legge “ai” (due fonemi). E si potrebbe continuare all’infinito.

 

Ma anche nella fonetica italiana ci sono molte irregolarità. Solo qualche esempio: c’è un grafema a cui non corrisponde alcun fonema (la H); ci sono grafemi a cui corrispondono fonemi diversi (C e G, che possono essere palatali, come in “cena”, “gente” e gutturali, come in “cane”, “gatto”); c’è un fonema che può essere rappresentato da quattro grafemi diversi: C(h), K, Q e un pezzo di X; c’è un grafema (X) a cui corrispondono due fonemi (KS); ci sono fonemi come “gl” di “aglio” e “gn” di “gnocco”, rappresentati da due grafemi (digramma) e cosí via.

 

La nostra grammatica non è particolarmente facile, ma è anzi piuttosto complessa. In particolare per i verbi. Proviamo a esaminarli: esistono i tempi presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice, passato prossimo, trapassato prossimo e futuro anteriore, per l’indicativo; poi c’è il modo congiuntivo con quattro tempi, il condizionale con due. Per ogni tempo ci sono sei desinenze, una per ogni persona (prima, seconda e terza, singolare e plurale), e poi l’imperativo, il gerundio, l’infinito, il participio. Se proviamo a calcolare il numero delle desinenze, ne possiamo contare non meno di una ottantina, che dobbiamo moltiplicare per tre, ovvero per le tre coniugazioni -are, -ere, -ire, e che diventano quindi qualcosa come duecentocinquanta. E quando abbiamo imparato tutte le desinenze, ci accorgiamo che ne abbiamo imparato solo una parte, perché gran parte dei nostri verbi è irregolare: “andare”, non fa “io ando, tu andi, egli anda”, ma “io vado, tu vai, egli va”, dove è addirittura la radice a cambiare; il verbo “avere” non fa “io avo, tu avi, egli ava”, ma “io ho, tu hai, egli ha”; il verbo “essere”, non fa “io esso, tu essi, egli essa”, ma “io sono, tu sei, egli è”; il presente del verbo “morire” non è “io moro”, ma “io muoio”; del verbo “finire” non è “io fino”, ma “io finisco”; dal verbo “dire”, abbiamo “dico”; da “fare”, “faccio”; da “dovere” abbiamo “io devo, noi dobbiamo”; il participio passato di “esigere” è “esatto” e non “esigiuto”; il participio passato di “espellere” è “espulso”; il participio passato di “dirimere” non esiste; eccetera eccetera. Verbi perfettamente regolari in italiano non sono che una minoranza.

 

Ma in tutte le lingue esistono eccezioni e controeccesioni, casi e sottocasi e nessuna lingua è rigorosamente fonetica. Tutte le lingue eccetto una: l’esperanto. L’esperanto è rigorosamente fonetico: a ogni fonema corrisponde sempre un grafema e viceversa. E non esistono eccezioni. La grammatica si compone di sedici sole regole, senza alcuna eccezione. Le desinenze verbali sono in tutto sei: -as(presente), -is (passato), -os (futuro), -us (condizionale), -u (imperativo), -i (infinito). Ecco un esempio: diri (dire), diras (presente indicativo, per tutte le persone: dico, dici, dice, diciamo, dite, dicono), diris (passato: dicevo, dissi, ho detto), diros (dirò, dirai, ecc.), dirus (direi, diresti, ecc.), diru (imperativo: di’, dite).

 

Provare per credere, mettendo da parte i pregiudizi.

 

 

 Amerigo Iannacone 1

Amerigo Iannacone

 

 

Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone

 

 

James Bond e i bisonti

 

Lessemi presi a prestito da linguaggi settoriali e riutilizzati con valoremetaforico, si usano in genere per rendere piú accattivante, meno piatto, il discorso, soprattutto nel linguaggio giornalistico. Una regola che vige nel giornalismo vuole che la parola usata nel titolo non vada ripetuta né nell’occhiello, né nel sottotitolo, né nel sommario, per cui spesso i giornalisti per non derogare a questa regola s’inventano strane locuzioni: qualche tempo fa in un giornale in cui in un titolo compariva la parola “neve”, nel sommario il giornalista, per non ripetere la parola, s’inventò la strana espressione metaforica “la bianca visitatrice”, che lascia piuttosto perplessi.

 

Ora, premesso che in linea di massima i prestiti semantici sono accettabili, va detto che, come in ogni cosa, non bisogna esagerare. Ed è invece quello che spesso accade. Per esempio invece della parola “incontro”, otto volte su dieci i nostri giornalisti scrivono “vertice”, che è il punto d’incontro degli spigoli e dei lati di un poliedro. Così pure ogni motociclista diventa “centauro”, il mostro mitologico metà uomo e metà cavallo e tutti gli autotreni e autoarticolati diventano “bisonti della strada”. E praticamente non esiste piú la locuzione “agente segreto”, ma solo “007” o “zero zero sette”. Ma, direi, ogni tanto lasciamolo riposare, James Bond, che ormai ha una certa età.

 

 

Il piccione e… Napoleone

 

Il piccione che, alla stess’ora, tutti

i pomeriggi si riposa

sul camino di quella casa

davanti al mio balcone,

mi fa pensare all’attore John Wayne

che nell’ultima scena

di un film si mette in posa

sul suo cavallo, come

un pacifico Napoleone.

 

Coreno Ausonio, 28/05/2016

 

  Tommaso Lisi

 

 

Nehat Jahiu

 

Nehat Jahiu

Nehat Jahiu

 

Nehat Jahiu was born on 10 October 1951 in Orizare village, Likova township. He attended primary school in his village, gymnasium in Presheva and Pedagogic Higher School (Albanian Language and Literature Department) in Gjakova. He worked at the “Faik Konica” Primary School in the Sllupcan village. He began to write in primary school. Since the beginning of his work until today he wrote especially children’s poems, but also poems for adults. He also wrote journalism, literary essays, sketches, reviews and stories. He collaborated with many newspapers, magazines throughout Albania and Albanian diaspora. He is Honorary Founder for the “Karadak Echo” Writers’ Club in Kumanova and member of the Presidium, founder and member of the editorial board of the “Doruntina” journal, founder and vice president of the Writers from Likova Village, co-founder and member of the League of Albanian Writers in Macedonia, member of the Union of Albanian Writers, Artists and Creators in Sweden, member of the “Pegasi” International League of Poets, Writers and Artists in Albania, present in several anthologies in Albania and abroad.

Until now he published the following books:
1. “In your eyes” – 1982
2. “the Hearts’ Bridge” – 1985
3. “The Doves’ Flight” – 1980
4. “We Melted Longing For You” – 1993
5. “Laro Dances!” – 1994
6. “Little Owl” – 1995
7. “Open The Gate, My School!” – 1995
8. “Lyrical Epitaph” – 2000
9. “You Have Your Root In This Illyrian Land” – 2005
10 . “Confusion on the Roof” – 2005
11. “For Generations in Struggle for the Albanian School”– 2008
12. “Flori de mac pe mormânt” – 2010
13. “Orizare over the centuries” – 2010
14. “The Right Way” – 2011
15. “The Fairy and the Stone” – 2011
16. “Poems for Friend Sadulla Zendel-Daja”- 2012
17. “Grandmother’s Attic”- 2012
18. “The Sunbeam from the Window” – 2013
19. “The Butterfly Wings” – 2013
20. “The Moon Became the Bride” – 2013
21. “Birdsong” – 2013
22. “The Dawn of Freedom” – 2016
23. “Freedom Still Comes” – 2016
24. “The Albanian Son” – 2016
25. “Human Impressions for a Special Man” – 2016
26. “The Freedom Dawns” – 2016
27.”Is freedom coming”- 2016

 

 

lil

Translated by  Patrica  LIDIA

 

 

COMMEMORATION OF MARTYRS OF THE NATION

 

I grew up on the lands

where snow and flowers dwell,

Orizare gave me hunger

In front of a poor hut.

 

The Albanian letter gave me

ribbon for youthful heart,

the songs about fighters gave me

the strength and solace of the blessing.

I grew up on the lands where there are

more monuments and blood then mud.

The love river flows

in my grizzled, manly chest.

The lyrics for the fighters have made

My heart mortgage, testament with words of fire

Like the ramparts that ask for

strong and experienced fighters.

 

They were part of our life,

our absent hunger.

They were the anagram of hearts

with songs like an ocean

No, it is not a legend

from the centuries with resurrected warriors

It was true history

which passed over days

 

It was the Albanian letter

which gave us the sky.

In the cemetery’s graves

there is no season, oblivion or winter.

In the upcoming spring

empurple flowers go.

In our hands are placed

collars of an unforgettable time.

 

Oh, I do not come from centuries,

from years, from fairy tales,

They are on our land that has

the eternal crown of Freedom

they revive in their lives

all the tracks from the ruins.

I have in my hands the deity

That shines the bright torch.