Antonio Lillo: la poesia è fonte di salvezza

Antonio Lillo: la poesia è fonte di salvezza

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Brevi cenni biografici. 
Il mio nome completo è Vitantonio Lillo Tarì. Abbrevio in Antonio Lillo per comodità. Gli amici comunque mi chiamano Lillo, qualche volta lo declinano in Lillus, Lilletto, Lillonio, Lilluzzo, Kill Lill, The Lill on the Hill, oppure i più nostalgici Lillo Magillo o Lilli il cane saggio. I più intimi in Lil o Lì, dove forse vorrebbero mandarmi. Sono nato nel 1977 e vivo a Locorotondo, in Puglia (la mia Macondo), dove mi occupo a tempo perso di una piccola casa editrice, Pietre Vive Editore, e in particolare della sua collana di poesia, iCentoLillo. Il resto del tempo scrivo, qualche volta faccio fotografie.

 

Quando e come si è avvicinato/a alla poesia?
Ho cominciato a scrivere poesie fra i tredici e i quattordici anni, alle scuole medie. Il mio primo contatto, folgorante, è stato con la poesia di Ungaretti I fiumi, che ho letto durante l’ora di matematica. Mi stavo annoiando a morte e così ho cominciato a sfogliare l’antologia di letteratura italiana, per ammazzare il tempo. Già da quell’incontro ho avuto certezza di come la poesia è fonte di salvezza, se non altro dalla noia.

 

Eventuali attività poetiche, collaborazioni (riviste, collettivi, ecc) e pubblicazioni.
Collaboro regolarmente con la rivista “Incroci” (Adda).
Ad oggi ho pubblicato le raccolte poetiche: L’innocenza del Male (2008, Lietocolle); Viva Catullo (2011, Favia); Dal confino (2013, Pietre Vive);Rivelazione (2014, Piete Vive). Il primo ha vinto qualche premio, gli altri sono stati prontamente dimenticati subito dopo l’uscita.
Ho pubblicato inoltre il reportage fotografico Piazza Vittorio Emanuele(2010, Favia).
Per il teatro, ho scritto: l’atto unico Fiat Umbra, andato in scena nel 2010 per la regia di Carlo Formigoni; il monologo Grasso, in scena nel 2011 per la regia di Elisa Gestri (e poi diventato una pièce radiofonica per Radiotre, nella trasmissione Il Cantiere); e ho collaborato al testo della commedia Sapore di sale, andato in scena nel 2014 per la regia di Carlo Formigoni.

 

Cos’è la poesia per lei?
Direi una relazione stabile, perlomeno la più duratura, con tanto di giuramenti reciproci. Peggio di un matrimonio, insomma. Tu a questo punto mi dirai: perché ci si sposa con la poesia, potendoci solo convivere? E io non l’ho ancora capito. Però sono testardo, mi ci arrovello con costanza.

http://www.antoniolillo.com/
http://www.pietreviveeditore.it/
http://www.icentolillo.it/

 

 

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  Foto di Antonio Lillo

 

Il cigno

 

Sei tu il cigno nero che nuota
nel lago notturno e mosso
delle nostre parole – desiderio
ambizione complicità –
mai pronunciate per pudore
tenute al sicuro fra i denti.
Il tuo collo piumato e sottile
disegna una linea sull’acqua
la curva perfetta del sogno.
Se canto dalla riva ti avvicini
mi reclami senza mai accostarti
turbata dall’idea d’innamorarti
ancora di mostrarti scossa.
E il tuo silenzio fa tremare l’aria

***

 

 

La mia vita si calcifica nel fianco

 

senza danno senza pena o pianto
intorno al mappamondo sfollato/nel giallo
ammaccato dell’Australia
la mia vita sgraziata ammutolisce
nei vani aggiustamenti d’un fotoritocco/nel mai
abbastanza espresso tocco
d’un bacio veritiero invece che al Battisti
la mia vita rattristi.

***

 

 

 

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 Foto di Antonio Lillo

 

 

Parola

 

La perfezione dell’amore, c’insegnano i maestri
dura appena poche ore, il tempo
d’una parola suggerita unicamente dall’istinto
di un accoppiamento, fa tremare.
Anch’io febbricitante ho scritto parole perfette
giuramenti d’amante ferito
da lasciarti al mio posto al mattino
come baci d’addio sul cuscino
e ora ch’è tardi, sempre più tardi mi accorgo
di non averla mai attesa una tua risposta
pretenderla adesso sarebbe da sciocchi.
Ma tu tieniti stretta ogni parola, proteggila per me
perché domani certo non tornerà uguale
non con la stessa intensità, sarà vecchia
e densa e ponderata ogni sua sillaba
non avrà più poteri per spalancarci mondi
in cui noi saremmo stati eterni.
Io non l’ho mai conosciuta una parola così
l’ho appena sfiorata e ancora la sogno
nei pomeriggi al cinema, in tutti i lietofine.

 

 

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Alcuni testi da Rivelazione

 

 

 

LA COMPARSA DELLE BRANCHIE

 

Ogni giorno aspetto Dio al bar per prenderci un caffè insieme. Discutiamo del tempo, dell’ultima notizia letta sui giornali, il prezzo dei pomodori sul mercato, la pop star morta di overdose, la prossima guerra del mondo. Farà ancora brutto, mi dice, forse per farmi dispetto, lui che gira i rubinetti lo sa. Appena pochi sprazzi di sole, giusto per darci respiro. Perché?, gli chiedo, qual è lo scopo? È un modo come un altro di proseguire la vostra evoluzione. Cadrà tanta acqua finché non vi spuntano le branchie. E dopo? Dopo nulla, prosciugherò tutti i mari. Dio ha uno strano senso dell’umorismo. Ancora non capisco, gli dico, a cosa serve tutto questo, qual è la sua utilità? Tu pensa alla salute e apri gli occhi, mi risponde ogni volta. Vedrai che un giorno lo capisci.

***

 

 

DESTINO

 

Lilli, mi dice Peppe, che da quando mi conosce storpia il mio nome con affetto. Lilli, mi dice, quando muori, quelli come te non vanno né in paradiso né all’inferno, finiscono sugli alberi a fischiettare con gli uccelli.
Stiamo seduti davanti ai bagni pubblici, affacciati sulla valle, e facciamo previsioni sul nostro destino. Lui mi confida di voler andare all’inferno, solo per vederci finire un paio di persone che dice lui.

***

 

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              Foto di Antonio Lillo

 

FOGNE

 

Pasquale è un altro matto che conosco. È convinto che il mondo stia per fare una brutta fine, tanto che si nasconde nelle fogne, coi ratti, in mezzo a tutti quei veleni irrespirabili. Ogni tanto i servizi sociali lo tirano fuori, lo lavano, gli fanno una lunga serie di vaccini poi lo mettono in qualche centro medico, ma lui ogni volta scappa e torna di sotto, al sicuro nelle fogne. Allo stesso tempo, però, si tiene informato per vedere se magari cambia qualcosa. Riceve notizie dall’esterno attraverso i vecchi amici, che vanno a trovarlo per vedere se sta bene e per portargli, insieme a un impiegato del Comune, delle scorte di cibo, medicine utili o delle batterie di ricambio per la sua torcia, con cui passa le giornate esplorando quell’intricato mondo sotterraneo che lui chiama casa.
Sta lì sotto da così tanto tempo, ormai, che molti, me compreso, non si ricordano più che faccia ha, oppure non lo hanno mai visto di persona, e anche se ci hanno parlato ne hanno solo sentito la voce provenire dal basso, bassa e profonda e ingrossata dall’eco come se venisse dall’inferno. Te lo immagini, Pasquale, quando si spalanca il tombino, illuminato da un fascio di luce che scende dall’alto e taglia in due l’oscurità. Il suo viso, conservato nel buio, buio anch’esso e gli occhi vacanti da matto, si sollevano verso tutto quel sole come ad assorbirne ogni calore possibile. Pasquale apre la bocca solennemente, e ogni volta chiede l’identica cosa: “Come vanno le cose nel mondo, oggi?” Ogni volta, come se fosse il più importante degli annunci, una voce diversa gli risponde: “Tutto va come al solito!” Allora Pasquale, a seconda dell’umore del momento, si addolcisce o si agita, e come se provasse a consolarla quella voce, oppure a illudersi egli stesso come può, risponde: “Vedrai che la rivoluzione è vicina!”

***

 

 

PERFEZIONE

 

Arriva come un ospite nella mia vita la gatta dei vicini, come qualsiasi donna io abbia conosciuto, viene verso sera, o quando le pare. Miagola dietro la mia porta invocando attenzioni, e io faccio quel che posso, le allungo la scatola dei biscotti e le liscio con lentezza la schiena mentre mangia. Ogni volta, finito, va via, lasciandomi solo il silenzio, un po’ rattristato dalla mia solitudine. Le ho chiesto come mai non restasse accanto a chi, nel bene o nel male, l’amava, e una volta per tutte invece di fare la spola tra due case per opportunismo. Manca sempre qualcosa, risponde, qualcosa di perfetto per trattenermi. Ma cosa?, le chiedo, non ti bastano forse il calore, i croccantini? No, evidentemente no, risponde. Ma ciò che manca non sa dirmelo. Non c’è, e questo è tutto. Non c’è perfezione nell’affetto.

 

 

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   Foto di Antonio Lillo

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