In distribuzione “Il Foglio volante” di agosto 2015 / Amerigo Iannacone

Foglio 8-2015

In distribuzione “Il Foglio volante” di agosto 2015

 

È stato appena spedito agli abbonati, il numero di agosto del “Foglio volante – La Flugfolio – Mensile letterario e di cultura varia” (anno XXX, n. 8). Vi compaiono testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Dante Cerilli, Aldo Cervo, Francesco De Napoli, Georges Dumoutiers, Carlo Geloso, Amerigo Iannacone, Daniele Maraviglia, Luciano Masolini, Vera Melogli, Adriana Mondo, Silvana Poccioni, Nadia-Cella Pop, Fryda Rota.

Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto all’omaggio di tre libri delle Edizioni Eva per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (20 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.

Riportiamo, qui di seguito, l’articolo di apertura, un epigramma di Francesco De Napoli e una breve nota dalla rubrica “Appunti e spunti- Annotazioni linguistiche”.

 

 

Ma la lingua dell’Italia è ancora l’italiano?

Lungi da me, sia chiaro, l’intento di fare una sorta di apologia del fascismo, ma va detto che Mussolini condusse una battaglia contro l’imbarbarimento linguistico, che a volte scadeva nel risibile, ma altre volte ebbe un buono ed apprezzabile esito: “gol” diventò “rete”; “corner” “calcio d’angolo”, “cachet” “pastiglia”; “chauffeur”, “autista”; “ascenseur” “ascensore”, e cosí via.

Certo ci furono delle esagerazioni come la pretesa di cambiare il nome Saint Vincent in San Vincenzo San Vincenzo della Fonte, come infatti si chiamò dal 1939 al 1945. E cosí Courmayeurdivenne per quegli anni Cormaiore, La Salle Sala Dora (dal 1935 al 1946). Risibili certi divieti e certi obblighi, talvolta aberranti, propri di un regime dittatoriale. Come impedire a Marcello Marchesi di usare lo pseudonimo Marmar, perché “suonava” straniero, oppure vietare che un supermercato si potesse chiamare – in contraltare a Upim (Unico Prezzo In Milano) – Standard, per cui si dovettero tagliare le ultime due lettere (e comunque il nome Standa è rimasto fino ai nostri giorni). Oggi succede il contrario si sostituiscono parole italiane classiche con orribili anglismi, assolutamente inutili: “allenatore” diventa coatch, “biglietto” ticket, “lista nera” black list, e cosí via.

Certo, forse oggi sarebbe inopportuno – oltre che inutile tenuto conto della ben nota propensione degli italiani a trasgredire – imporre in Italia un codice linguistico. Ma è aberrante il disinvolto uso di termini ed espressioni inglesi, non solo linguaggio giornalistico e alla televisione ma anche nel linguaggio formale, negli apparati pubblici, nella Gazzetta ufficiale, nel parlamento, nei ministeri, negli enti pubblici. Si pensi a question time (spazio interrogazioni),election day (giornata elettorale), premier (presidente), privacy (riservatezza), welfare (stato sociale), social housing (la vecchia “edilizia popolare” o “sociale”, ecc. ecc.

Prendiamo le Poste, che si chiamano PosteItaliane e non PosteInglesi. Andiamo sul sito Poste.it, troviamo l’opzione “italiano”-“English” (e già qui mi verrebbe da pensare “e perché non “français” visto poi che il francese era stato preso come lingua internazionale per le poste”, ma lasciamo perdere). Scegliamo l’opzione “italiano” e possiamo leggere parole come queste: on line, privacy, eRecruiting, Mistral Air, Posteshop, Research & Development, Shopping, Postepay,Galaxy, Young, Business, Internet Service, Phishing, e-Commerce, Servizio Pickup, PostelOffice,mailing, Express Box, Infodelivery light e via inglesizzando.

È vero che non c’è scritto nella nostra Costituzione che la lingua ufficiale dell’Italia è l’italiano, ma non c’è scritto per il semplice fatto che si considerava scontato. Non avrebbero mai immaginato i Padri Costituenti che l’italiano potesse diventare succubo di un’altra lingua.

Oggi siamo arrivati al punto in cui bisogna prendere provvedimenti per la difesa della lingua. Che significa anche difesa dell’identità e della dignità nazionale.

Amerigo Iannacone

 

 

Ὄκελλος Λευκανός*

di Francesco De Napoli

 

Gramscianamente

Svettano

al vento dispiegati

e distesi i look

delle feste de l’Unità,

sprofondano

arrugginiti e serrati

i lucchetti

del quotidiano l’Unità.

                                                

*Ocello Lucano (V Sec. a. C.), filosofo esponente della Scuola pitagorica in Lucania.

 

 

 

 Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone

 

 

Merenda a colazione

 

C’è un amico che è sempre a disposizione, per un consiglio, per un parere, per una consulenza gratuita, ma non sempre lo consultiamo, non sempre gli diamo retta: è il vocabolario.

Per esempio, ci dice il vocabolario che la “merenda” è un «Breve e leggero pasto tra il pranzo e la cena, di solito con cibi non cucinati», mentre «il pasto del mattino» si chiama “colazione”. Ma, complici le aziende produttrici di brioche e di spuntini preconfezionati destinati prevalentemente ai bambini, anche la “colazione” è diventata “merenda”. La merenda a colazione, come, in un noto film con Enrico Montesano e Janet Agren, l’aragosta a colazione.

 

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