Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano

Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano
 
 
IL TUO NOME
 
Cuor di sensi, incontro di ogni
luogo di gioie simili al volo,
trascinamento di labbra:
bocca che mi hai trascinato:
bocca che arrivi da lontano
per lasciare i miei sogni
fuori dal nulla.
 
I nostri baci vagano,
errano per le strade del pensiero,
farfalle di giardini che cantano.
Ali che sussurrano il tuo nome.
Urlate! Urlate! Non comprendo!
Narcotizzata voce muta.
Urlate che non sento!
Allerta di orecchie e sussurro:
Luca, Luca, Luca.
 
Alba che hai dato alle mie notti
uno splendore rosso e oro.
Bocca popolata di bocche,
volo pieno di voli.
Canzone che mi dona ali,
voli versi l’alto e verso il basso.
Morte ridotta a baci,
a sete di morire lentamente,
dai l’intermitenza del getto.
Sei un’arteria pulsante!
Vita che va e viene,
semaforo lampeggiante,
intermittente altalena.
La mia bocca non frena
di essere isola asettata
del mare irrequieto,
racchiuso dalle tue dolci labbra.
 
 
 
 
Vivere
 
Da un luogo imprecisato del passato,
spettrali fantasmi di persone assenti,
raccontano qualcosa di evanescente,
mangiano da recisi fusti, spogli di foglie
Ghirlande appassite senza odori.
Nulla rievoca nulla di concreto.
E tanto così, per rispetto,
concedo a tutte le morti
un mazzo di fiori.
Sensi oscillanti fra gli odori,
ritorno a vivere grazie ai sapori
dei tuoi baci profondi,
colmi d’amore.
 
 
 
UNA NUOVA CULTURA PER NUTRIRE LA SOCIETÀ
 
Dato che Aristotele considerava la stazione eretta dell’uomo come condizione primaria del pensiero, io credo che l’unica premessa necessaria per sentirci uomini sia mantenere un rapporto stretto fra la propria pisizione, i propri pensieri e il proprio spirito. Così da sottrarci dalla possibilità di dovere modificarci per “avere” senza “essere”.
 
Siamo nel pieno di un tormentato periodo della storia. Paradossalmente, però, le scioccanti immagini di morti nel Mar Mediterraneo, di ingiustizie sociali, di cronaca nera, sono diventate un potente elemento d’ispirazione per molti poeti, scrittori, scultori e pittori che, nella sublimazione artistica individuano una sorta di antidoto estetico contro i grandi e i piccoli mali della società attuale. Senza dramma però, l’orrore si è sublimato nella nostra quotidianità. Siamo dentro un panorama scenografico e distaccato, in cui il gesto più eroico che si riesce a cogliere è una condivisione di dissenso inebriato di propaganda, in questo messo artificioso dei Social Network.
La miseria, la mancanza di dignità dell’uomo, la morte, non ci hanno colpiti ancora abbastanza. Il clima non è interventista, ma di accettazione collettiva.
Tra le righe leggo che stiamo andandando verso il labirinto oscuro dei camminanti, che hanno perso lungo il cammino la loro strada.
La società però, può avere nuova vita, se troviamo, “insieme”, una cultura della condivisione, per nutrirla.
 
 
 
Progetto
 
Continuo a nutrire la mia distrazione di fondo e lo stupore verso il mondo che mi porto dietro dal mondo dell’infanzia. Imparo! Vedo ogni giorno per la prima volta le cose che mi stanno a cuore. Mi fermo a guardare la forma della pioggia, racconto a me stessa, lungo il giorno, cosa ho visto nel sogno. Mi attraggono le misteriose comunicazioni della natura; mi perdo a contemplare gli occhi sconosciuti che vedo in un treno, che sorridono persi magari in un cellulare o in un finestrino, trascinati dal pensiero dell’amore eterno…
Ho lasciato aperta la cassaforte della mente, e mi arrivano costantemente immagini di me che corro scalza e libera in mezzo ai prati. Vivo di cuore e di pancia, godendo dei bei gesti ricevuti e dei bei gesti donati.
Amo questo mondo imperfetto, amo quel che non è stato scritto e quel che non è stato ancora detto.
Ed è l’età adulta un progetto che in me è rimasto incompleto!
 
 
 
FANTASMA FEMMINILE
 
I suoi versi non sono per me.
L’immagine risospinta nel suo sguardo
è un fantasma femminile
che gli urla da dentro,
gli ruba tempo e spazio
e subdolamente sale alla superficie
quando lui parla d’ignoranza e odio
e delle cose che già non sono più
ma che persistono
come bianche statue,
che nel silenzio,
si affacciano al suo sogno
e cancellano qualsiasi possibile
PRESENTE.
 
 
 
Preghiera
 
Prego che tu veda
oltre le tue lamentele,
oltre le lodi di te stesso,
oltre la tua unghia incarnita,
oltre il tuo schermato centro
il cuore antico del mondo
che si alza verso l’alto nel sentiero
e ha come unica mappa
la bellezza di esistere
perfino quando lo percuote il vento.
 
 
 
RISVEGLIO
 
Dalla mia finestra entra la luce
e io goffamente guardo, poi
trattengo il respiro
e, dal volo fino al volo,
mi crescono le ali,
ad occhi chiusi immagino
le secolari migrazioni
che dalla memoria dell’uccello
entrano nella mia mente.
 
 
 
FUGA
 
Come ti spiego, con parole di questo mondo, che ogni volta che mi succedono cose che non mi appartengono e non sono nella mia natura; ogni volta che qualcuno tenta di misurarmi con le sue ombre, parte da me un veliero portandomi via, verso un’isola di fiori che respira con il vento. I loro fusti mi elevano verso le nuvole, da dove io guardo, con distacco, tutto quello che mi è successo.
 
 
PERSA
 
Mi sono persa dentro la voce,
dentro a uno sguardo.
Né voce né sguardo
hanno voluto salvarmi.
Verde del verde di mare
e, soprattutto, nulla e tanto.
Sull’orlo dell’abisso
come pioggia a campi perduti,
dai piedi dei monti alla nuca del cielo,
a piccola velocità, morivano parole
e io mi perdevo fra pozze di nuvole.
Mi sono persa come una bimba
di pastello azzurro,
sui fiori che si aprivano
ero ombra
subito cancellata dalla pioggia.
Sarà una buona scusa
perdersi nel nulla
con le palpebre che lottano
contro un vento di valli.
Mi sento come una farfalla perduta
in un’imboscata di fiori,
che prendono luce e abissi
ai margini delle mie carni.
 
 
 
Ti ho visto
 
Nell’incertezza
dell’imminente crepuscolo,
senza promessa d’aurora,
come manto di notte,
ti ho visto
mentre ti toglievi la tua camicia nera,
mi strappavi le stelle dell’anima.
 

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