Amore , eros e sensualita nelle liriche di Fatime Kulli, poetessa tra le maggiori dell Albania

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Amore , eros e sensualita nelle liriche di Fatime Kulli, poetessa tra le maggiori dell Albania

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Personaggio autentico e di carattere, spirito libero, inquieto e audace,e donna moderna dalle tante sfaccettature intellettuali, la prolifica e talentuosa poetessa albanese Fatime Kulli è tutto questo e anche molto di più.

Nella sua patria è nota soprattutto per il suo eccezionale lirismo erotico-sensuale e amoroso, che assume una chiara valenza esplicita, sovente simbolica e talvolta metaforica del senso di libertà personale e collettivo. Una carica evocativa in grado di scardinare pregiudizi morali e sociali e schemi ideologici totalitari, perché, come insegna la storia dell’umanità e senza ricorrere necessariamente alle interpretazioni psico-sociologiche o psicoanalitiche, nulla è più rivoluzionario dell’amore e dell’eros. Nata nell’estate del 1957 a Durazzo, Fatime Kulli è anche giornalista e scrittrice, vincitrice di diversi premi in Albania e all’estero, oltre a essere presente in varie antologie del mondo, essendo autrice valorosa di una ventina di libri di poesia, narrativa, critica letteraria e letteratura per l’infanzia.

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            Fatime Kulli

Cmpletata la scuola medio-superiore a Scutari, si è laureata in Scienze sociali e psicologiche nell’Università di Tirana, città nella quale abita dal 1991. Successivamente, ha operato nel mondo dell’informazione come giornalista, collaborando con North CityAlbania etnica (Shqiperia Etnike)Radio Scutari (Radio Shkodra)Radio Tirana e con altri periodici culturali e giornali anche straniere, inoltre, è stata direttrice delle televisioni Tv Antenna Nord  e 2ATV. Altrettanto attiva nell’editoria, come redattrice del supplemento letterario del giornale Ndryshe e di Diversamente, caporedattore di Zeri i Arberit e direttrice della rivista letteraria Obelisk.

Invitata a manifestazioni e convegni, conosce bene alcune regioni d’Italia e il sud in particolare (vive da tempo a Bari il figlio Horald Zoto Kulli, padre di un bimbo di cinque anni). La famiglia d’origine, per ragioni politiche e di aperto dissenso, ha subito forti contrasti e persecuzioni dal regime comunista, fino alla caduta. Una repressione ideologica, materiale ed esterna che fa da contraltare sia al suo bisogno massimo di libertà interiore, di giustizia sociale e di affermazione degli ideali, sia alla pratica convinta dei genitori di educare i figli alla correttezza e all’onestà, insegnando prima di tutto a sconfiggere “la più grande miseria umana: l’ignoranza”.

La produzione di canzoni d’amore e di poesia di alto livello rimanda all’ermetismo e al surrealismo, e al neorealismo attraverso i sentiti legami con la natura e le sue origini, in una compiuta evoluzione notata dalla critica più attenta. Tutto scaturisce dalla riconosciuta visionarietà di un suo modo di sentire sottile, originale, spontaneo ma al passo con i tempi, innovativo nel linguaggio e nella stessa riflessività delle liriche, dolci e sincere, delicate e vissute, profonde e armoniose. Sensibile, ribelle, sognatrice e senza complessi, come lei stessa ama ricordare, Fatime Kulli è una donna matura e di certo atipica nel panorama della scrittura albanese, avendo dimostrato una vena poetica di ragguardevole ispirazione ed espressività, sovente in grado di affondare nei meandri più reconditi dell’animo femminile, sapendo unire in modo così ravvicinato dolore e orgoglio, coniugando erotismo raffinato e sensualità debordante, finanche spirituale (nella sua produzione sono totalmente assenti banalità, semplicismo o rigagnoli di volgarità, ed è giusto rimarcarlo).

Si rivela, insomma, un’autrice piuttosto unica e sorprendente, tra le più attuali e importanti del Paese delle Aquile, tra la fine del XX secolo e l’inizio di questo nuovo millennio, sicura e consapevole di sé e del proprio talento, peraltro incurante dei condizionamenti sociali, perché “l’amore, parola nobile, profanata e abusata, è un sentimento sublime che regola e organizza l’umanità universale, e tutto dovrebbe essere fatto con amore, a cominciare verso se stessi”.

Il volume di poesie Scarpe della nebbia (2009), la cui eco si è riverberata anche nella consistente comunità albanese di Tursi, è arrivato dopo una lunga gestazione ed elaborazione interiore, per scandagliare l’universo maschile con la forza trasgressiva della ricerca che non disdegna una lettura anticonformista e libertaria, di forte impegno femminista, ma più compiutamente esprimendo il convincimento dell’unione complementare: “Dio ha creato i due sessi, maschile e femminile, e uno senza l’altro non potrebbe essere, la vita sarebbe priva di significato. Da donna cerco di avere un rapporto sano, quasi perfetto, purtroppo difficile da trovare”. Scrivere d’amore per lei è sempre un mettersi a nudo, o come indossare una biancheria intima invisibile, un rivelarsi a se stessi, volendo svestirsi di pregiudizi e ipocrisie.

E per meglio comprendere la sua complessità solare, vera e coraggiosa, sintetizziamo quanto la Kulli dice di se stessa: “Perché dunque storcere il naso? In me c’è amore per la vita (il più bel ricordo incancellabile è quando sono diventata madre la prima volta, mercoledì 6 novembre 1980), amore per la mia famiglia, i miei due figli e per la mia nipotina, ma ho un amore speciale per la poesia, che è quello più grande, anzi sono diventata eterna schiava d’amore per la poesia. Questa è un magnifico antidoto contro la depressione, perché l’erotismo salvifico e la sensualità allegra illuminano pensieri e gesti quotidiani, sono un inno alla libertà interiore, una luce che fa brillare la natura femminile dello sguardo e della percezione delle sensazioni, che non voglio e non riesco a mimetizzare o ad occultare.

La storia dell’umanità è quasi totalmente al maschile ancora oggi, ciononostante non temo di essere fraintesa a causa della frattura con certi tabù, come quando dico che c’è un sacco di amore e di esperienza nel tradimento, ma io personalmente non ho complessi, non mi lascio imbrigliare in schematismi rigidi e non voglio sapere cosa pensa la gente di me. So bene che l’opinione pubblica della società odierna ha ancora la coscienza collettiva caratterizzata da forti pregiudizi e non accetta questo tipo di poesia amorosa come atto creativo e artistico e neppure poetico, mentre è una bella avventura umana che tutti dovrebbero poter assaporare, una sperimentazione dell’anatomia del sistema amoroso.

Essere (una bella) donna che sa osare e creare esperienze intime, rendendole percettibili e seducenti attraverso la sensibilità e la bellezza spirituale, in questo sta il nucleo centrale della mia poesia che si chiama erotismo e sensualità. Io scrivo per me, senza pianificazione, perché la poesia è ovunque, ed è anche il mio conforto, poiché spesso quando ho momenti di rabbia poi mi capita di scrivere in modo più sentito. Le stagioni preferite, la primavera e l’autunno, sono quelle più creative, ma il momento più bello di una giornata è quando avverto la soddisfazione di aver completato un lavoro correttamente o quando ricevo qualche buona notizia. L’umana felicità  è sempre relativa e io ho un carattere sensibile e schietto, perciò mi capita spesso di piangere quando qualcuno mi fa male. Non ho malinconia, sono di natura forte e indifferente, credo nella fortuna e sono superstiziosa.

Si, sono molto femminista, ma la presenza della donna nei molteplici aspetti della vita (nell’arte, scienza, politica, economia, ecc.) non può ridursi a ricreare modelli maschili negativi, magari pure malvagi e autoritari;  dobbiamo saper rendere la differenza e specificità, mostrare tutta la capacità con più valore intellettuale. Certo, il mondo è ancora in gran parte al maschile, ma è inutile gettare sempre la colpa dei nostri insuccessi femminili su di loro, perché talvolta abbiamo problemi con noi stessi e non con gli uomini. Nella politica albanese le donne non hanno finora creato un modello per generare una cultura politica più pacifica e umana. E io non ho mai avuto un impegno politico diretto, anche se è ineliminabile nel mio lavoro di giornalista. Oggi non ci sono quasi più sincere amicizie, tutto sembra avere un interesse e un prezzo”.

La forza lirica dell’erotismo delle poesie, com’è noto vanta una lunga, selettiva e riconosciuta tradizione in tutto il mondo, dall’antichità ai giorni nostri, dalla poetessa greca Saffo e alla russa Ana Akhmatova (1889-1966), fino alla poesia femminista della seconda metà del Novecento. Altrettanto profonda è l’ammirazione della Kulli per Migjeni, pseudonimo artistico e acronimo di Millosh Gjergj Nikolla (Scutari,13 ottobre 1911 – Torre Pellice, 26 agosto 1938), il giovane poeta albanese morto a soli 26 anni, “è (lui) il mio amore del cuore, da quando ho iniziato a leggere e capire la poesia”. Stimata in Italia da Edorado Sanguineti, Fatime Kulli è la sorella maggiore della trentanovenne poetessa Mimoza Sali, adesso anche cittadina italiana e da poco trasferitasi a Parigi.

Tra le pubblicazioni di F.K.: “Ma lini porten Cele” (Lasciami la porta aperta), “Lakuriq mbi tastiere” (Nudo sulla tastiera), “Zemrën e dua pasqyrë” (Cuore come uno specchio d’amore), “Parlament në Pyll” (Parlamento nel bosco), “Sole jerk”, “Fuoco Mitra”, “Eshkës spark”, “Rose sudato”, “Fever nudo”, raccolte di poesia; “Che cosa è più bello” e “In bocca del sole”, poesie per bambini; “Mare pozzi shell”, favola; “Meteore Hurricane”, monografia giornalistica; “Masturboj me diellin” (Masturbate con il sole), “Tensione emocionesh” (Tensione delle emozioni); “Ethet e zhveshura” (la febbre spogliata), “Shkëndia e Eshkës” (Scintille “), “111 parole d’amore sporche” (poesie e racconti); “Le tensioni emozioni”, racconti; “Twenty-two”, romanzo-poesia; “Tremante di paura”, romanzo.
Verdiana C. Verde – Salvatore Verde 

Ti amo, ti amo… perché sono donna

di Fatime Kulli

Mentre attraverso questa strada vuota
ora, in tarda notte,
viaggiando sotto la luce delle stelle
smarrita, rivivo in silenzio la nostra storia
sento il tuo sguardo che mi segue…

Lo so, che Tu, Tu, Tu ti sei nascosto
dietro il sole e mi ferisci…
Guardami negli occhi, oltre il tuo mondo…
sono la fata della leggenda
che ti ama, ti ama, ti ama… perché sono donna…

Ti rincorro, che tu non ti nasconda
al di là del fosco cielo, al di là della languida luna
ti chiederò se lo senti il mio amore
Si, si, perché ti amo… perché sono donna…
Ascoltami Tu, che usi il potere dell’uomo
ti inseguirò dietro ogni luna
ogni sole, in tutti gli angoli del mondo
ignorando anche I Dei dei cieli
perché ti amo… sono una donna…

Mi inchino sul bagliore degli tuoi occhi
io, eterna, umiliata e appassionata schiava
I tuoi occhi… talvolta crudeli
e talvolta gioiosi di un bambino
si affievoliscono nel respiro della rara notte
accanto alle cascate sul letto setoso…
la luce si attira verso il buio
nelle tenebre
si brucia sulle fiamme dei gemiti
le voci muoiono nei canti e lamenti
il mio cuore impazza… son colma d’ardore
perché sono… donna…

Attimi di intimità antica
Grida della notte sulle onde burrascose
La cascata
rispecchia la tua anima
Io canto:
sono donna… sono nata per amare…

Il respiro del Sole nel Tramonto

In un angolo del sogno ti sei nascosto
come la fiacca nuvola dietro il sole dall’ampia bocca
indossando i colori porpora
della stagione dell’anima…

Sotto uno spigolo del sogno ti cerco
come il respiro del sole nel tramonto
nascosto alle spalle delle rocce del cielo
premuto nella fascia della tempesta rabbiosa…

Su un foglio di calendario dei sogni
ho ricamato il mio grande amore
ornato con gli antichi colori dell’arcobaleno
dove sta fedele, scolpito su una piastra di ghiaccio
l’Epigrafe:
…Ti ho amato tanto…

 

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