Poesie di Anna Cappella

Poesie di Anna Cappella

 

IL VELO DI MAYA

L’alba, ancora assonnata, ha steso
sul giorno desto il suo sguardo arreso
ad una vita intrecciata e, poi, adagiata
in un risaputo ignoto, vago destino.

Sospesa l’anima,
annodata in un distratto presente,
invano cerca di squarciare quel velo,
che annebbia la percezione
di una realtà distorta, alterata
dal dolce lento fluire dell’illusione.

Non vede che sogni,
non vuole andare oltre le trasparenze
e le apparenze di una coscienza,
che anela una dionisiaca rivalsa:
saper cogliere l’ebbrezza in un volo,
l’accordo di un desiderio,
che se ne sta li, sottomesso
ad uno spirito pacato e composto.

Ma un giorno guarderà oltre,
libererà il suo pensiero
e in un trasognato tramonto
contemplerà la propria identità.

All’alba della vita approderà
all’equilibrio tra sogno e realtà,
al sublime e all’effimero dell’amore,
alla mera consapevolezza
che l’eternità è solo dopo la morte
e che l’immortalità è nella poesia dell’essere.

 

UTOPICO SOGNO

Vacillare nel vuoto
degli attimi calmi,
quando si cerca il senso 
in una dimensione errante
di un viaggio pensante.

Trovare un punto fermo
nell’instabile passo,
per non cadere
nel baratro trasparente
di un utopico sogno.

Vivere sempre di nuove aurore,
senza sprecare neppure un secondo
a rincorrere quell’emozione
che induce l’esistenza
ad armonizzare i sensi
nell’attenzione di un’ansia.

Quell’ansia che investe
ineluttabilmente l’io
nel vortice imperfetto della ragione.

 

AVREI VOLUTO AMARTI

Tra le impronte scolpite
dei versanti palpiti,
tra i chiaroscuri sentieri 
delle avverse circostanze,
io avrei voluto amarti.

Si, avrei voluto amarti
tra le schiuse ore segrete,
nei sorrisi incerti
di un destino avverso,
nelle notti arrese
al mistero steso
su orizzonti paralleli,
in quel sogno vago
dell’attimo colto
al suo sincrono battito.

Ma non ho saputo amarti,
afferrare il senso stretto
del tuo sospiro perso
tra il tempo che fremeva
di ardore e tuonava di passione.

Non odiarmi
se tra le pieghe della ragione
ho posto i miei limiti
nella culla tempestosa
dei contrastanti riverberi,
se ho lasciato che il tuo tocco
finisse tra le onde capovolte
di un misero addio.

Perdonami se ti amo ancora
nella penombra dell’incertezza,
mentre attendo che tu dipinga,
di luci e colori,
le felpate sfumature
di quest’amore assopito
tra lo sfondo di parole incise
sull’orlo di una palpabile poesia.

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