PACE: UN PAESAGGIO DI MIGLIOR VITA, DIPINTO CON TUTTE LE FORME D’ARTE / Autrice: Yuleisy Cruz Lezcano

 

PACE: UN PAESAGGIO DI MIGLIOR VITA, DIPINTO CON TUTTE LE FORME D’ARTE

 

16707057_1235265619885142_5894908_n

Autrice: Yuleisy Cruz Lezcano

L’uomo, la società, i popoli che non credono alla pace si allontanano dagli argomenti “Noi”; “Comunità”; “Popoli”; “Mondo”; “Condividere”; e trovano un’alleanza con i temi dell’individualismo che non si limita al trattenere per sé e per il domani. L’uomo individualista che si allontana dalla pace vuole sempre di più, vuole quello che hanno gli altri uomini e non si dà pace finche non trova gli strumenti per usare il proprio potere per avere più di quanto gli è destinato.

La parola “Pace” può avere diverse declinazioni, in sostanza la pace è quella preziosa condizione di armonia, quel sentimento di concordia, di unione che dovrebbe legare individui e popoli, come appartenenti alla stessa famiglia umana, ma se si prende in considerazione il microcosmo del singolo essere umano, il primo vero incontro con la pace è incontrare la propria pace interiore, in modo ragionato.

L’età d’oro del mondo che immaginiamo è quella in cui viviamo in pace, nell’ambito della nostra famiglia, con i nostri vicini di casa, con i nostri colleghi di lavoro, nel mondo, con gli altri popoli.  Tutti questi ingredienti costituiscono la miscela di pace; parlo di una pace che libera l’uomo da una libertà completa, assoluta.

Se parliamo dei mali moderni, come possiamo sentirci in pace guardando in modo indifferente la tragedia dei migranti che attraversano il mare Mediterraneo, spesso fuggendo dalla propria patria distrutta dopo la devastazione della guerra, la fame e le malattie, per iniziare il viaggio verso una meta dagli incerti contorni? Allora mi viene in mente il poema L’Eneide di Virgilio, credo sia questo il poema dei profughi, di coloro che iniziano un viaggio con la speranza cieca di trovare un mondo migliore. Come possiamo darci pace se neghiamo il riparo a chi cerca una casa?  Credo che i fondali marini nascondano tutti gli insepolti, tutti coloro che hanno perso la vita imboccando l’ultima speranza, imbarcandosi su un rugginoso scafo. Che la pace sia con loro che non hanno avuto il tempo nemmeno per l’ultima preghiera!

Un passo fra i più celebri canti dell’Eneide, è la storia dell’insepolto Palinuro che fa venire in mente al lettore moderno il Mare nostrum, trasformato in un cimitero di storie apparentemente senza nome.

“…A questi corsi d’acqua sta di guardia un orrido traghettatore, e ruvido e terribile: Caronte, a cui del mento scende lunga e incolta canizie; occhi di brace,

un lurido mantello che da un nodo gli pende sulle spalle; è lui che spinge col palo la barca, e con le vele la governa, è lui che porta i corpi in quello scafo di ruggine: vecchissimo, ormai, eppure è un Dio dalla vecchiaia acerba e sempre verde.

Si riversava qui tutta la folla, precipitandosi alla riva, madri, uomini, corpi ormai privi di vita, di coraggiosi eroi, bimbi, ragazze mai date in sposa, giovani issati sulla pira davanti ai loro padri: erano tanti, come foglie ai primi freddi d’autunno che, nei boschi, cadono, volando via; tanti, come quando dal largo gli uccelli si radunano alle coste, se la stagione gelida li caccia al di là del mare, per guidarli verso terre di sole.

Stavano lì, pregando di essere i primi nella traversata, tendevano le mani, innamorati dall’altra riva.

Eppure il barcaiolo triste dà accoglienza a questi e quelli, e ad altri no: li caccia, li tiene ben lontani dalla sponda.

Enea si meraviglia si meraviglia ed è colpito da quel tumulto, e chiede:

“Vergine, dimmi, a cosa tende tutto questo precipitarsi verso il fiume?

Che cercano le ombre? Per quale motivo alcune se ne vanno via dalla riva, ed altre sulla barca solcano l’acqua nera?”…”

Oggi assistiamo al massacro di popoli consumati dalla guerra civile, popoli in cui la vita vale ben poco, dove gli scontri armati sono all’ordine del giorno. Per quanto riguarda il panorama attuale di conflitti e guerre, ci sono diversi punti caldi, poco distanti dall’Europa. Negli ultimi anni ci sono state delle guerre civili devastanti, se pensiamo alla guerra civile iniziata in Libia nel 2011, e alle pesanti ripercussioni per L’Italia di questa guerra, che ha prospettato, oltre all’emergenza umanitaria anche un’emergenza di convivenza nella piccola isola di Lampedusa.

Italia ha dovuto affrontare da sola questa emergenza, senza l’appoggio dell’Europa che, durante queste ondate migratorie, ha risposto con la scelta di fissare in 40.000 unità il numero dei rifugiati e migranti ammessi ogni anno (ripartiti fra i 28 paesi dell’Unione) senza tenere conto della diversa origine del fenomeno migratorio, dando in questo modo una risposta parziale ed inefficace al problema dell’emigrazione dei popoli.  Pertanto è facile pensare che il mondo politico attuale sia pieno d’individualismo ed egoismo, ognuno pensa al proprio giardino e al proprio benessere economico.

Io, invece, provo una ripugnanza istintiva per quelli che danno valore più alle cose che alle persone. Pertanto riporto a seguito una frase di Oriana Fallaci che condivido appieno, tratta dal libro “Oriana Fallaci intervista se stessa. Apocalisse”.

 

“Io non amo il denaro, lo voglio, sì, perché mi serve e mi spetta, paga il mio lavoro, la mia fatica, concede un po’ di sollievo alla mia non facile esistenza. Ma per lui nutro una fortissima antipatia, una specie di acredine o di rancore. E non capisco chi ha il culto del denaro, chi non si sazia mai di denaro, e a toccarlo gioisce come l’avaro di Molière. Ancor meno capisco chi misura il merito col denaro e chi non ammette che è il denaro la causa di tutti i mali, la fonte di quasi tutte le infelicità.”

 

Nemmeno io capisco Oriana, forse molti uomini hanno confuso la libertà con la licenza di usare il proprio potere, con prepotenza ed egoismo, per togliere la libertà agli altri. Anch’io ho letto come te il libro La Repubblica di Platone e devo confessare che non mi sono stupita, nonostante gli anni intercorsi da Platone alla nostra epoca. Sono d’accordo che quando la libertà è interpretata in modo errato, non vi è rispetto e riguardo per nessuno, pertanto nasce da un’errata interpretazione, allargare la propria libertà a danno degli altri, distruggendo tutte le materie prime che servono a costruire ponti di pace.

Le consistenti ondate migratorie che provengono dal Medio-Oriente e dall’Africa sono formate non solo da rifugiati politici e in fuga dalle guerre, ma ci sono popoli che emigrano a seguito di disastri ambientali, ma soprattutto continua ad essere un’emergenza costante e in aumento l’emigrazione economica, dovuta alle disuguaglianze, allo sfruttamento e alla povertà. I migranti che hanno attraversato il Mediterraneo nel 2014 sono stati 219,00 (stime UNHCR) di cui 3,500 hanno pagato con la vita questo tentativo di abbandonare il paese d’origine. Nei primi dieci mesi del 2016 sono stati 4.899 i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa, di questi 3.654 hanno perso la vita nel Mediterraneo, è davvero una massa enorme di disperati.

Credo che il governo del mondo inizi da noi stessi e l’unico modo di avviare il cambiamento è piangersi addosso solo il necessario e per il minor tempo possibile, per convogliare le nostre energie verso la costruzione di nuovi codici semplici di condivisione e accettazione degli altri.

” Non dobbiamo avere l’ingenuità di credere tutto quello che ci raccontano, dobbiamo essere critici. Non abbiamo la democrazia, abbiamo la plutocrazia, il potere dei ricchi, il potere reale ce l’ha il denaro, le multinazionali.”

José Saramago

L’uomo che possiede il suo naturale egoismo ancora riesce a ragionare; ragiona un po’ meno l’uomo che ne è posseduto.

(auto – citazione)

 

La guerra fa perdere l’anima, senza rivelare quando si perde.

(auto-citazione)

 

Se penso all’etimologia della parola “Pace”, il termine deriva dal latino pax , il quale a sua volta si fa derivare dalla radice indoeuropea pak-, pag- fissare, pattuire, legare, unire, saldare; alla quale sono legate anche pagare e pacare ed è il contrapposto di bellum (guerra). Le guerre quindi sono il contrario della pace, provocano lutti e sofferenze nelle popolazioni coinvolte. Le guerre provocano danni irreparabili al patrimonio ambientale e archeologico. Questa realtà dovrebbe di per sé motivare la comunità internazionale a ridurre le spese militari, che invece crescono ogni anno, e paradossalmente motivate, a volte, dalla necessità di sicurezza.

La pace è un tema molto sentito dagli uomini di fede. Il primo gennaio è la giornata Internazionale per la Pace, proclamata dalla Chiesa Cattolica. Nel 2013, per commemorare questa giornata, Papa Benedetto XVI ha indirizzato ai giovani una buona parte del suo messaggio, dicendo:

“Anche i giovani devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano. È una grande responsabilità quella che li riguarda: abbiano la forza di fare un uso buono e consapevole della libertà. Anch’essi sono responsabili della propria educazione e formazione alla giustizia e alla pace!” “La pace non è la semplice assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza. La pace è frutto della giustizia ed è effetto della carità”. “Ma la pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali e internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti…”

Ripensando alle parole di Papa Benedetto XVI, credo che siano il dialogo, la comprensione, la condivisione e il rispetto gli elementi facilitanti e alternativi per favorire la cooperazione per la riconciliazione fra i popoli. Ci sono disuguaglianze intollerabili nello scenario attuale.

Siccome la cultura è fatta di dialoghi, anche i poeti, gli scrittori, i pittori e gli artisti in generale possono avere un ruolo rilevante atto a promuovere una nuova cultura della cooperazione, della costruzione di ponti fra le diverse etnie; una cultura dell’ascolto e della comprensione, dell’accoglienza e della riconquista del senso di essere uomini. Credo che l’arte sia uno strumento prezioso per la comunicazione intersoggettiva. Le parole, le immagini si sovrappongono alla realtà e la mediano.  L’artista nella sua arte è un’anima comunicata.

Ci sono diversi poeti del passato recente che si sono impegnanti nella poesia civile e hanno denunciato i mali del proprio tempo, mi piace ricordare Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), Premio Nobel per la letteratura nel 1959. Quasimodo è stato un poeta sensibile al tempo storico che ha vissuto e ha accolto all’interno della sua poetica temi sociali ed etici. Con le poesie di Quasimodo si passa dalle tematiche prebelliche e postbelliche, a quelle del consumismo, della tecnologia, del neocapitalismo, tipiche di quella “civiltà dell’atomo” che il poeta denuncia mentre si ripiega su se stesso.

Riporto a seguito una sua poesia.

 

Uomo del mio tempo

 

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto  dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

 

Molti artisti contemporanei hanno usato la propria arte per denunciare la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, gli abusi e gli eccessi del potere a danno di un altro uomo, un esempio è Otto Dix (Gera 1891- Singen 1969) L’artista con il suo dipinto sugli invalidi di guerra che giocano a carte, realizzato nel 1920, denuncia gli orrori della guerra. Tramite la sua arte questo pittore raffigura, in modo, a volte, satirico e ironico gli orrori della guerra, la sua crudezza, i disastri ambientali, la corruzione dell’animo umano.

Parlando di arte figurativa e di dipinti, come non ricordare il famoso quadro Guernica di Picasso, che abbiamo studiato tutti a scuola? Questo dipinto narra la forza dell’immagine, è una poesia visiva di denuncia che colpisce l’animo di chi guarda, turbandolo, stimolandolo. Guernica rappresenta un vero e proprio spaccato di realtà ricostruita come un sogno vivido, che approfondisce con una speculazione metafisica gli orrori della guerra, senza perdere i contatti con la realtà, ma trasfigurandola in modo di provocare un effetto. L’arte è anche questo: un racconto della storia delle cose con un linguaggio efficace, che colpisce e rimane. Gli artisti sanno bene di avere un ruolo socialmente importante, sanno di sapere vedere e sanno di avere la responsabilità della ricerca di un linguaggio adatto per comunicare con mezzi artificiali la loro visione del mondo. Il modo artistico di comunicare spesso non è pratico ma apre nuove finestre, veicolando le verità con un nuovo racconto.

Avendo visto con lucidità e coerenza logica come certi pazzi giustifichino, con idee di miglioramento deliranti, la guerra; ho scoperto il punto dove l’uomo inizia e finisce, ho scoperto dove l’uomo perde i connotati dell’anima, non riconoscendosi negli altri uomini.

La vita di certi uomini è piena di un “io” isolato, indifferente, insofferente, pieno di odio, di livore. Per altri uomini, invece, la vita è una lotta, un bellicoso imporsi del proprio ego contro il mondo circostante, per quest’altro profilo di uomini, il pensiero dell’unità, dell’amore, dell’armonia è sconosciuto e sembra un’alienazione sciocca e poco virile. Questi uomini esaltati nel proprio io divengono veggenti attraverso il dolore altrui. L’uomo, perfino quando è gravemente malato di potere, può ricostruire la propria anima, usando elementi che riconciliano con l’umanità.  Non so se sono più malati coloro che inducono la guerra o coloro che lasciano fagocitare i valori e la dignità umana di altri uomini, senza far niente.

La pace non è un’ingenua utopia ma è uno stadio che si colloca al vertice dell’esigenza morale dell’essere “Uomini”. Il mondo può cambiare se si pensa all’amore come motore della solidarietà, bisogna riesumare le navi di ogni memoria, uscire dalla storia senza morale, per appropriarsi dei bei gesti e delle belle parole siamo pieni d’immigrati, non si può scrivere di tempi leggeri, la differenza

fra esiliati e immigrati non risiede solo nella parola.

Io non parlo mai delle cose che non capisco e credo non lo faccia nessun artista. Ogni artista che parla di pace con la sua opera è perché ha sviscerato l’argomento “pace”. Comprendere qualcosa per un artista significa accoglierla nella propria fantasia, riscaldarla, coccolarla, compenetrarla della propria anima, vivificarla col proprio alito, così ho fatto io con il senso della parola pace, così la pace di cui parlo ora appartiene anche a me, è dentro di me. Posso vederla da una parte e dall’altra, posso coglierla in ogni forma d’arte, riconoscendomi come un essere umano che parla d’amore con l’intento di convincersi che ci sia nel mondo così tanto amore da potere parlare di pace fra i popoli.  Chi nell’arte si allontana dalle realtà del mondo e fa della parola, dell’immagine, della materia prima, un oggetto che non si pensa, senza un ragionamento concettuale e di fondo e senza un perché, chi fa dell’arte solo un fine economico che si affida alla quantità richiesta dal mercato e non alla qualità, allora può parlare di guerra, di pace, di malattia, di sofferenza, solo per aiutare la retorica e la demagogia del populismo nell’arte, ma l’arte, qualunque sia l’argomento che svisceri richiede una ricerca personale e stilistica, altrimenti l’artista toglie la speranza dell’arte,  togliendo all’arte la trascendenza, che è un mondo di cose che non scadono. L’artista che diviene merce per un facile successo, veicola le verità attraverso le bugie.

Il trionfo intellettuale degli artisti è quando vogliono usare la loro arte per fare delle denunce importanti e trasmettere dei messaggi come quelli di amore universale e di pace, credo non sia solo nell’essere onnipresenti in Internet e nei vari giornali, spesso con articoli pagati o usufruendo di scambi di favori, non è pubblicizzando le disavventure proprie e degli altri, non è nell’apparire come eroi, usando le tragedie altrui, ma lanciando il proprio messaggio stupendo, con stile e muovendo le proprie ragioni non solo nel modo emotivamente più coinvolgente, ma attraverso un ventaglio interpretativo e un simbolismo insolito, capace di intrattenere un dialogo aperto, con funzione di denuncia, ma anche onirica, lenitiva, che oltrepassi il senso di frustrazione e di vuoto esistenziale di chi usufruisce dell’arte e trova nell’arte un mezzo per spiegare il proprio dramma esistenziale e il proprio sentire più profondo. L’artista non ha bisogno del vezzo eccessivo di ego, non ha bisogno di suonare in pubblico la propria tromba. La responsabilità che su lui grava è ben altra, è quella di usare i dubbi come opportunità d’arte, scegliendo non cosa dire ma come dirlo.

“L’artista ben sa di essere il sognatore di tutti i sogni, soprattutto di quelli improbabili.”

 

A seguito vi riporto il concetto d’arte fornito da Bernardo Soares, in arte Fernando Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935), nel libro “Il libro dell’inquietudine”.

“L’arte consiste nel far sentire agli altri quello che sentiamo, nel liberarli da loro stessi, proponendo loro la nostra personalità come liberazione speciale. Quello che sento, nella vera sostanza con cui lo sento, è assolutamente incomunicabile; e tanto più è incomunicabile, quanto più profondamente lo sento.”

Mi ha colpito l’affermazione dell’incomunicabilità delle emozioni quando si sentono profondamente, credo accada a tutti di avere sentito sentimenti forti che tolgono le parole. L’artista invece deve andare oltre, provare a dare un volto a queste emozioni, ma ci prova a suo modo. Per esempio si può dire tutto su un argomento e fare capire di cosa si parla, senza parlarne. Si può dire tutto sulla pace senza parlare di pace direttamente, l’artista può fare comprendere a chi legge, a chi osserva la sua arte, tutti i principi della pace e tutte le strade possibili per averla.

Vi lascio con una mia poesia. Buona lettura!

 

 

Esigenza di aiuto

 

Dammi una mano

che sono rovine,

sono pezzi di puzzle

che saltano per aria

smontando la statua

di materia densa

che non trova fra le macerie

il suo cuore impietrito;

dammi una mano

che faccio pena

sono un bagno di lacrime pendule

che sembrano grappoli dell’eco

che a terra si perde.

Dammi una mano

che ho perso la guerra

e marcio battendo i piedi

sulla mia sconfitta,

sono rosa con spine deboli

che abbassa i petali

sotto il filo spinato

perdendo la luce

per non perdere la vita;

dammi una mano

che non so dove sorgere

questa guerra non era mia,

potevo soltanto arrendermi,

se ora sono triste che vuoi che sia?

Dammi una mano

se vuoi difendermi

da una guerra che è pura pazzia.

(Yuleisy Cruz Lezcano; dalla silloge “Credibili incertezze”, pubblicata con Leonida Edizioni, 2016)

 

Che sarà presentata il 25 febbraio alle 17,00 a Prato, come apertura del Premio Prato Città Aperta 2017, dedicato alla Cultura migrante.

 

Autrice: Yuleisy Cruz Lezcano

Bologna, 12/12/2016

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s