Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano

Poesie di Yuleisy Cruz Lezcano
 
 
PERSA
 
Persa in atomi di piume,
dalla riva del fiume,
una voce disegnata
è la radice ostinata
di un piccolo fiore che canta,
di un fiore minuto che vola,
mentre asciuga la lacrima sonora,
mentre si alza e confessa
di avere lasciato quel che pesa,
di sorridere meglio
dopo aver pianto.
 
 
 
ALI
 
Ho visto il grande peso della vita
risparmiare le mie ali,
ho colto me
triste e ammaccata
quando tutto il resto veniva a meno.
Con la saggezza che dà
il senso di vuoto,
mi sono aspettata
seduta su un sasso,
temendo l’imbarazzo
di non riconoscermi.
Così come un gladiatore,
ho offerto la gola alla vita
e la vita mi ha rapita
nella danza che rompe l’amaro,
per mettere le mie ali al riparo
da tutte le tempeste.
 
 
 
VOLI
 
Le mie dita sono rondini,
le mie mani sono cipressi,
il mio sguardo racchiude nuvole vive,
emozioni in versi ed eclissi di luna,
che attendono continuamente il sole.
 
 
 
SCELGO L’AMORE
 
Scelgo l’amore
in virtù del tutto che più si sente,
rimedio alla falla
di una nave che fa acqua
ma che può essere
sostenuta e puntellata
da un pilotaggio valente
di chi decide di essere presente
anche con le vele lacerate.
 
 
 
QUEL CHE RESTA
 
Quando la sera si stira
e umanizza la luna,
la mia grande fortuna
è cogliere il sole che espira
in un poetico crepuscolo
che fa battere il muscolo
agitato dentro il mio petto.
Quando il guffo vola sul tetto,
il mio sguardo alla finestra
dell’orizzonte e della brezza
mi fa ricordare una carezza.
Solo il ricordo mi resta.
 
 
 
IL SUO SORRISO
 
E il suo sorriso?… Pensandoci:
Hai mai visto un’immagine che ha l’arte
di illuminare la cecità?
Hai mai percepito il mistero della Calla
che vive nella farfalla
la fiamma della sua chimera?
Per cogliere il suo sorriso
la vita intera
richiama un istante.
Il suo sorriso è una luce danzante
e innamora il paesaggio della fortuna.
Il suo sorriso è un Gira-luna,
un Gira-sole.
Il suo sorriso apre un pensiero d’amore
sul perfetto modo di dire tutto
senza dire niente.
 
 
 
Ricordando Silvia Romano
 
Ascoltate il suo ricordo,
lei sapeva curare i piccoli fiori,
sapeva curare le cicatrici delle acque,
diluite in correnti di sete
fra i naufragi di inferno.
Lei sapeva tirare fuori dalla rete
i pesciolini affamati.
Sapeva che i beni donati
erano ingiustamente racchiusi
nel presunto assemblaggio
di coloro che compiono l’infausto viaggio
dell’egoismo e dell’indifferenza.

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