ARMANDO IADELUCA|: INTERVISTA A MAJA HERMAN SEKULIC

 
MAJA HERMAN SEKULIC
 
 
ARMANDO IADELUCA|: INTERVISTA A MAJA HERMAN SEKULIC
 
 
Redazione- Una interessante intervista realizzata da Armando Iadeluca alla scrittrice MAJA HERMAN SEKULI.
 
 
1- Cara Maja, raccontaci qualcosa della tua infanzia: luoghi, famiglia, ecc.
 
Sono nata a Belgrado in una famiglia di intellettuali, aristocratici e rivoluzionari pazzi e ho studiato e vissuto in tutto il mondo sin dalla tenera età di 13 anni. Ho vissuto per quasi un decennio negli anni ’90 in 3 indirizzi e nei 3 continenti tra Bangkok, Belgrado e New York. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Letterature comparate presso la prestigiosa Ivy League Princeton University e ora trascorro il mio tempo tra New York e Belgrado.
 
2- Quando hai iniziato a scrivere?
 
Ho scritto e autoprodotto il mio primo romanzo “Voyage to Saturn” alla tenera età di 12 anni, ho ottenuto il mio primo tesserino da giornalista all’età di 14 anni e ho iniziato a pubblicare le prime traduzioni letterarie e le prime poesie come studentessa universitaria in riviste letterarie molto serie.
 
3- Chi è stato il tuo Mentore?
 
Non sono mai stata particolarmente incoraggiata a diventare una poetessa, ma sono stata sempre incoraggiato a fare quello che volevo. In effetti fin dall’età di 12 anni tutti nella mia famiglia, incluso mio nonno che era un famoso pittore del circolo di Monaco, erano sicuri che avrei studiato arte perché stavo ricevendo i più prestigiosi riconoscimenti per bambini per i miei dipinti, ma ha anche detto “lascia vediamo cosa succederà dopo la pubertà” e aveva ragione io mi sono dedicata sempre di più alla scrittura dopo il (già citato) mio primo “romanzo” ma non ho mai perso l’interesse per le arti visive.
Ho appena finito un romanzo sulla grande pittrice italo-serbo Milena Pavlovic Barilli, che merita di essere un’icona tanto quanto Frida Kahlo, e spero di contribuirvi con il mio libro e la sceneggiatura di un film. Per quanto riguarda i mentori, ho avuto la fortuna sin dalla prima infanzia di conoscere e fare amicizia con alcuni delle più grandi menti e poeti di questo secolo e ho avuto anche qualche grande professore che certamente mi ha arricchito ma non riesco a individuare alcuna figura di particolare autorità . Nella teoria della letteratura penso di considerare Northrop Frye e Harold Bloom come i più rilevanti, ho scritto di loro ed ero anche loro amica, Harold Bloom a un certo punto ha detto che io sono la sua figlia spirituale, nella narrativa moderna ho fatto il dottorato su Joyce, Mann e il modernista russo meno conosciuto Andrei Bely. Dei classici della poesia ho studiato e amo i sonetti di Michelangelo e di Shakespeare, e mi piacciono i racconti di Calvino e di Landolfi. In poesia, amo i poeti serbi Crnjanski e Vasko Popa, che è stata una figura paterna per me, e in inglese tra i classici moderni mi piacciono TS Eliot e Yeats, inoltre adoro i miei amici che non sono più con me, Mark Strand e Joseph Brodsky. Il poeta inglese Richard Berengarten, che ha scritto della mia poesia, ha visto una continuità di Popa nella poesia serba in alcune delle mie poesie che trattano dei miti.
 
4- Il tuo libro italiano contiene una poesia ispirata alla dea Maja, spiega meglio ai lettori italiani chi era e perché l’hai studiata.
 
È la mia lunga poesia sulla “Signora di Vincha”, Vinča, che è uno dei più antichi siti archeologici vicino a Belgrado, nel territorio della cosiddetta “Vecchia Europa” ed è dedicata alla dea White, secondo Robert Graves , e la Musa Divina e la Grande Dea, secondo me. Sembra molto probabile che la primissima poetessa, proto poeta e proto artista fosse una signora di Vincha, il primo insediamento urbano come il centro della grande cultura e la lingua proto neolitica europea era appunto quella di Vinchan, datata 5700-4500 a.C. Le ho dato un nome personale alla dea arcaica Maya, Maia, di cui porto il nome, perché nella poesia tutto ciò che è soggettivo diventa oggettivo. Nella mitologia greca è madre di Hermes, anche in sanscrito madre di Buddha e omonima legata alla madre “Majka”, “Maja”, nonna in serbo, madre in italiano, e tutte le altre lingue indoeuropee.
 
5- Com’è il tuo rapporto con i lettori italiani?
 
Sono molto grata di essere stata premiata come poetessa straniera lo scorso anno a Roma, e spero di avere il miglior rapporto possibile con i lettori italiani grazie alla grande traduzione delle mie poesie fatta dalla mia cara collega poetessa Claudia Piccinno e alla bellissima prefazione del venerabile Dante Maffia, e spero di avere molti futuri incontri con loro.
Amo la lingua italiana e l’ho studiata un po’ all’Università per gli stranieri di Perugia ma non la parlo fluentemente come mio marito che ha studiato architettura al famoso Politecnico di Milano. Spero di avere la possibilità di praticarla di più in futuro!
 
6- Vivendo tra 2 paesi in questa era pandemica, che idea hai della gestione della crisi dei sistemi sanitari in Serbia e negli Stati Uniti?
 
Siamo tutti negli stessi panni, soffriamo la stessa crisi ed è da tempo che nessuno si aspettava una simile catastrofe. Soprattutto l’Italia nella prima ondata ha reagito con ardore, stavamo tutti ammirando le persone che cantavano sui loro balconi. Successivamente si è trasferito a New York ma non ho assistito al peggio. I sistemi sanitari ovunque hanno fallito per lo più perché il Covid-19 era così inaspettato, ma ormai siamo tutti abituati a convivere coni dispositivi di sicurezza e con più restrizioni che solo un anno fa non avremmo mai potuto.
 
 

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