Recensioni e commenti sul libro “Namste” dell’autrice Juljana Mehmeti pubblicato dalla casa editrice ” Libreria Editrice Urso”

Recensioni e commenti sul libro “Namste” dell’autrice Juljana Mehmeti pubblicato dalla casa editrice ” Libreria Editrice Urso”

http://www.libreriaeditriceurso.com/mehmetiJuljana.html?fbclid=IwAR3GLAd0x5hZdo3oqc2odXe22-2JxecyibXOyfcJcJJZPSt49eN9ZF6C3mA

 

NAMASTÉ

Sono,
parte dell’universo infinito,
una particella lanciata tra i paralleli piegati,
di quel mondo vestito di sfumatore di luce
affondato di nuovo tra ricordi oscuri,
al senso dell’esistenza tra i confini della vita
e il subconscio giunto tra le parole non dette,
immersa
in quella visione che mi riveste di blu,
l’eternità
del creatore che unì corpo e anima
con la benedizioni degli angeli,
in tracce di sangue e dolori crocifissi.

Un volo innalzato nelle sue stesse ceneri
in corpi dimenticati tra le leggende del passato
consacrato nel tempo del grande trambusto,
del mare e del nord
alla ricerca di occhi rivestiti di verde
in altri spazi nuovi
tra gli ultimi confini
vagando nell’oltremondo
caduto e rialzato
in altri nuovi passi
nell’infinito rinati.

Nuove estremità raggiungono l’immenso,
cuore e mente
inginocchiate nel Tempio,
che solleva ponti invisibili,
sguardo rivolto all’Onnipotente
e mani unite in preghiera,
parole che vanno via col vento
e ritornano col tempo,
frammento della continuità
nato nello spirito del cielo;
Namasté!

 

***

Il volume poetico dell’autrice Juljana Mehmeti arriva in uno spirito lirico e filosofico, principalmente attraverso forme ermetiche e il surrealismo. Queste poesie sono state pubblicate per la prima volta e si concentrano sulla vita universale, quella di capire perché l’uomo viene e qual è la sua missione, come riflesso dello sviluppo e della modernizzazione della società umana. Tutte le poesie dell’autrice hanno un’asse di descrizione, uno spirito che dovrebbero essere classificate come un chiaro messaggio filosofico e psicologico, un messaggio etico e sociale, ma anche un messaggio lirico, trasmesso attraverso immagini ricche e spazi sconfinati, che elevano questa sensazione al massimo grado di vitalità umana.
Nella sua arte creativa, unica per stile e originalità, trova quello spazio di pensiero che attira in significati che spaziano dal terreno e concreto alle penombre e alle immagini del subconscio che vengono immaginati attraverso l’illusione di ciò che può essere percepito, e così via tra antichità e modernità, tra la vita e l’eternità viene rappresentata continuamente il tempo presente e l’otre-tempo.

Agron Shele

… “parole che vanno via col vento
e ritornano col tempo,”…
… brava Juljana Mehmeti…
… in questo tuo componimento esprimi il Cantico dei Cantici dell’uomo, della creatura verso il Creatore, perché tutto è dono divino che non si deve sciupare…
… per essere e vivere SEMPRE felici nella QUOTIDIANITÀ, NONOSTANTE il SUO PROCEDERE SOLLECITO e FRENETICO…
… in questo modo si vedrà sempre la Bellezza del Bello, che salverà il mondo: ecco il compito dovere dell’artista…

Corrado Bono

Il tipografo che ogni giorno cura le bellissime copertine dei libri di versi dell’editore “magico ” Ciccio Urso, oggi mi sorprende con la figura di qualcuno che fa Joga. Fisso l’immagine e come per incanto mi rilasso, trovo quiete, mi perdo tra i tenui colori di questa nuova copertina, tocco il cielo con le mani e mi sento un tutt’uno con l’universo. “Namasté”… un saluto molto significativo nato in India e poi approdato in tante altre parti del mondo… il saluto a mani unite ed accompagnato da un inchino a chi arriva ed a chi se ne va.
La poetessa è Juljana Mehmeti, albanese da tempo residente in Italia. Leggendo i versi di “Namasté” mi risento briciola in questo mondo che mi appartiene e di cui sono piccola insignificante parte. Scorrono veloci i versi, vestiti di sfumature di luce, di ricordi oscuri, di parole non dette. Alzo gli occhi al cielo oggi cupo e piovoso e grazie a Juljana scorgo angeli in volo, asciugo gocce di pioggia che hanno il colore rosso del sangue di Cristo.
Il pensiero vaga tra i ricordi di un passato dimenticato e la ricerca di nuovi spazi, verso un nuovo cammino di rinascita. L’ultima parte della poesia è quasi una preghiera di ringraziamento a Dio… la preghiera che costruisce ponti invisibili, mentre le parole trasportate dal vento volano via per poi ritornare con il tempo… quasi come un ritornello le parole non si disperdono ma continuano ad essere “frammento della continuità” tra cielo e terra, come un arcobaleno eterna alleanza tra il mondo e lassù.
Complimenti Juljana… sono evasa insieme ai tuoi versi fino a sollevarmi nell’aria blu del tuo cielo… dall’alto ho rivisto passate leggende… come parola ho vagato senza perdere la strada per poi ritornare con i piedi per terra come ambasciatrice di nuove speranze… ho visto la mia anima riunirsi al mio corpo, a mani unite ho pregato tra gli angeli! Ora mentre provo la postura dell’immagine sulla copertina del tuo libro accenno ad un inchino sussurrando “Namasté”.

Carmela Di Rosa

Una preghiera a mani congiunte rivolta all’Onnipotente avendo la consapevolezza di essere in questo infinito un infinitesimo sperduto e lacerato da un dolore che mai si sanerà , “alla ricerca di occhi rivestiti di verde in altri spazi nuovi …in altri nuovi passi nell’infinito” medesimo.
Complimenti!

Francesco Giuliano

La poetessa Juliana Mehmeti è un chiaro esempio di pensiero poetante.Ella,attraverso la sua splendida poesia veicola contemporaneamente e consustanzialmente la sua visione del mondo visibile e dell’invisibile, la realtà che si percepisce solo con il cuore e con la mente. Il suo pensiero lirico poetante mette in luce la metafisica e l’ontologia dell’essere umano che non è solo una questione filosofica ma si incarna nel nostro essere più profondo e al contempo lo trascende.

Sebastiano Dell’Albani

Originale la poetica di Juljana Mehmeti, aspira a ricucire lo strappo originario avvenuto in tempi remoti tra Filosofia e Poesia. Entrambe nate dalla stessa domanda, dallo sgomento di fronte all’enigma delle cose, dell’uomo e dell’essere, hanno poi dato risposte differenti e continuano a confrontarsi.
In realtà non vi è poesia senza teoria e non può esserci teoria senza una inventio poetica, entrambe rimangono in quello spazio aperto che è il mondo, la differenza forse è che l’una tenta di chiudere lo spazio del domandare, di rispondere alla meraviglia individuando le cause dell’essere, mentre l’altra vi indugia sgomenta, non per un gratuito bearsi, ma per radicalizzare il domandare e renderlo sempre più essenziale.
Il pensiero poetante centrale, ricco di orientamenti è racchiuso proprio in quell’augurio “Namasté”: il divino è in te, posto a titolo e a chiusa che si accompagna al gesto della preghiera con le mani congiunte: è il segno del saluto e dell’incontro, dell’armonia ed dell’amore, del cantico dei canti nello stile in cui il dono è abitare il dono, la speranza è darsi nella speranza, l’attesa è innalzarsi in volo dalle proprie stesse ceneri, ricercare ”occhi rivestiti di verde in altri spazi nuovi,” rinascere nell’infinito, l’eterno ritorno. L’eleganza dei versi sprigiona vibrazioni nelle quali le parole sono non pensieri, non riflessioni ma piccoli segni che riportano ad una componente ermetica emotiva, “parole che vanno via col vento e ritornano col tempo”, è ricerca di quel sottile limes che scontorna la vita e la morte, la percezione di “essere” più che la sicurezza e la verità dell’essere stesso… Complimenti!

Nina Esposito

Suggestiva e originale copertina che propone il classico saluto indiano, che sa di bene augurale e di preghiera, di persona che in tale posa omaggia chi legge e la propria intima meditazione.
E tale afflato è riscontrabile anche nella lettura della poesia proposta, densa di significati derivanti da profonde conoscenze e riflessioni personali.
Donna e poetessa di notevole levatura culturale in questo suo scritto si identifica in piccola “particella dell’infinito universo”, un piccolo elemento che si dibatte alla ricerca di sé e del senso dell’esistenza umana, in voli che spaziano tra passato e futuro, tra storia umana e ponti che legano il destino dell’uomo al divino e quindi all’Onnipotente.
È continuo percorso dell’umanità, quello compreso tra la terra e il cielo e la poetessa JULJANA, ne sente e ne coglie tutti i segni vivendoli intimamente in prima persona.
Complimenti per i suggestivi ed emozionanti versi, che stimolano nel lettore profonde riflessioni esistenziali.

Mariapina Astuni

Nel tempo del “grande trambusto”, in cui più che mai ci sentiamo particelle infinitesimali lanciate e abbandonate “tra paralleli piegati”, siamo tutti alla ricerca di speranza e di spazi nuovi, di eternità e infinito, di comunione con gli altri per costruire ponti di fratellanza. Questi bei versi di Juljana Mehmeti, improntati alla filosofia indiana, invitandoci a riconoscere la sacralità di tutti, certamente ci restituiscono umanità. Grazie Juliana, per averci offerto uno stimolo alla riflessione e alla meditazione. Namasté!

Loredana Borghetto

Non posso che fare tantissimi complimenti per questi versi che attraversando l’anima aiutano il corpo a sentirsi completamente parte dell’infinito!!!! Bravissima e bravissimo il grafico… lo definirei “Poeta dell’io”!!!

Salvatrice Motta

Che gran piacere! Ho letto tutti gli amici di poesia che scrivono e mi fa felice x una mia connazionale che non conosco, ma mi fa enorme piacere… e poi visto che con la poesia siamo la stessa cosa vi faccio immaginare… complimenti…

Liliana Shkodrani Baci

Molto bella questa poesia di Juljana Mehmeti, complessa, non facile, eppure fascinosa.
Credo che nel vasto orizzonte di immagini che la compone, il “blu” come colore simbolico dello spirito sia la chiave di volta (o una delle tante possibili).
Proprio in India — quel “Namasté!”, come tanti amici qui hanno già indicato, viene da lì e da quella tradizione culturale — il “blu” non è tanto il colore del cielo e del mare nella loro profondità, ma il colore terribile che apre ad una deflagrazione ed ad uno svelamento spirituale: Shiva, la sua controparte femminile Kali, sono raffigurati con quel colore, e sono divinità distruttici e insieme della rigenerazione.
Forse viene anche da una suggestione di questo tipo il “grande trambusto” di cui si legge.
Esso è necessario, perché la creazione è tale solo se vi è una distruzione, una morte quindi, ed una rinascita; e nello spirito accade questo così come nel mondo materiale.
Complimenti!

Tommaso Cimino

 

Juljana Mehmeti

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