Poesie di Emanuela M. R. Marzo

Poesie di Emanuela M. R. Marzo

 

IN CERTI MOMENTI, LE ROSE BLU

A MIA MADRE, in loving memory 

Fuggevoli e mute
e oltremodo inquietanti
quali nella mesta aria spettrali alianti
rotolano giù giù, lentamente,
le ombre lunghe del giorno che muore,
toccano quali snodati e lugubri artigli
gli occhi arrossati e lo sfiancato mio cuore,
gli ronzano intorno come funerei bisbigli …

Il Sole il suo canto di luce finisce
e il silenzio tombale rimbomba e ruggisce:
aggroviglia i ricordi e le instancabili mani
inonda i pensieri, li arrocca,
li sigilla quali preziosi e occulti talismani.
Il Mondo di fuori s’ottenebra e scompare:
Non parla più – lo senti?-
Mi vuole immolata sul suo candido altare …

Né risate né più schiamazzi di gioia
Io subito urlo.
Ma come schifoso tarlo
di ciò che sento e che vedo
-e che sono-
non v’è più alcuna misera voglia:
si ripropone l’assenza e m’uccide,
mi brucia e consuma e corrode:
sull’ infernale orlo torno a ciondolare
ma in bilico- ahimè-
riesco persino a cadere.

Vorrei ancora dirti tante di alcune cose!
Le soffoco perché nessuno sappia:
ho nella carne di quelle floride rose
tutte le spine
che da ameno giardino
di me
divennero infine mortale gabbia!

 

E’ VIVA L’ANIMA MIA

Se solo tu volessi
Ti libreresti in volo
e senza colpa e senza dolo
planeresti
dei papaveri sulle dormienti distese,
turbinando sotto volte di stelle accese …
se ti liberassi
del grave mormorio del Mondo
e quindi ti sciogliessi
dai lacci del vile terreno girotondo,
brilleresti di ogni colore sfavillante,
danzando su note di melodia splendente …
Tu puoi!
Seppur di melanconia
in struggente afflato,
Urla tutto il tuo fiato
Di luce e di Armonia:
Respira, Anima mia!

 

QUEL CHE SIAMO

Siamo anime cadute in un corpo,
siamo un dono leggero e
evanescente
che però ben presto cade per terra
e col corpo stesso si fonde
e nella carne scende:
si addentra nella carne, questo dono vaporoso,
ed in essa si perde e con essa si confonde,
imbibendosi del vano
e formando col vacuo un vortice impetuoso.
Turbinio avido e ingordo che aggroviglia
e serra ed annoda
e spinge dentro quel cono di carne
tutte le parole originariamente vere
ma ormai solo zavorre
sterili e sterilmente scarne.
L’anima ora non è più leggera
ma incatenata a terra, incagliata
e incastrata nella ricerca
di una verità non vera.
Turbinio avido ed ingordo
che preme l’anima e l’affonda
nel carneo cono muto e sordo …
Inesorabile vien giù la sera!

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