Enzo Bacca

Enzo Bacca

Enzo Bacca, è nato a Squinzano (Le) il 9 gennaio 1964.

Appassionato cultore di Belle Arti, Cinema, Letteratura e Storia, autore di testi teatrali anche a tematica sacra; per la poesia ha pubblicato i volumi: Pensieri giovanili (1993), Profondo blu (2010), Orizzonti estremi (2013), Oltre la siepe (2014) L’orto di Jamàl (2015), PoèsiKron -Lamenti, grida e altri canti- (2016) – In uscita: Nel dubbio le affinità -versi tra le onde-. Ha vinto moltissimi premi negli agoni letterari cui partecipa da qualche anno e ricevuto numerosi riconoscimenti per la poesia edita e inedita, tra cui la medaglia del Senato della Repubblica e la Laus Publica nel Certamen Apollinare Poeticum 2017 dell’Università Pontificia Salesiana. Suoi componimenti sono presenti in diverse raccolte e antologie poetiche. Vive a Larino, nel Molise ma spesso e volentieri torna nel suo amato Salento.

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Disegno nelle immagini che scaturiscono dai miei versi, tematiche sociali, anche di forte impatto.

Realtà urbane e suburbane, marciapiedi e asfalto, pantani e acquitrini, panni sudici e scarpe lordate di fango, percorsi accidentati e sdrucciolevoli nel respiro dei vinti, degli ultimi, dei derelitti, dei migranti, dell’uomo del nostro tempo che affronta il futuro dimenticando il passato, sono temi ricorrenti dei miei componimenti. Col piglio dell’esploratore indago le cronache di questi tempi assai difficili, traendo l’ispirazione giusta da trasmettere sul foglio bianco.

Qualcuno ha scritto in una recensione sul mio ultimo volume di componimenti. “…traduce in versi il malessere della quotidianità per scuotere le coscienze, e raccogliere da esse fino all’ultima goccia di umanità”. M’identifico in toto in questa frase e la accolgo facendone il manifesto della mia poesia.

Poesie di Enzo Bacca

 

Torneremo a ridere sotto l’olmo antico
 
Torneremo a ridere sotto l’olmo antico
lasceremo impronte nuove
scriveremo poesia affondando la terra
con lama appuntita di radice.
Sotto l’ombra scaveremo a mani nude
dissotterrando l’eco soffocata troppe volte.
 
Torneremo a ridere sotto l’olmo antico
girando intorno nella danza propiziatrice
e balleremo, intoneremo salmi, canteremo shalom
grideremo hosanna ogni momento.
Saremo pellerossa intorno al totem. Ogni straniero
siederà al banchetto e s’alzerà in volo la colomba bianca.
 
Torneremo a ridere sotto l’olmo antico
pianteremo tende sulla roccia e bandiere arcobaleno
senza fossati né trincee, insieme croci e menorah
altri grani di rosari, veli al vento e rama indiani.
Soffierà il simùn tante volte, senza mai piegare giunchi
alto in cielo come mantra: pace, fiori e libertà.
 
Torneremo a ridere sotto l’olmo antico
negli amori, nel soffio caldo di novella vita
intorno, la sterpaglia sarà recisa per nuova vigna
e mangeremo il frutto della terra senza paura.
Bastano un albero, radici robuste, un orizzonte vero
e l’onda impetuosa che spazzi lo sterco, la gramigna.
 
Sotto il grande olmo torneremo a ridere per davvero.
Maranatha! Così sia sul mondo intero, Dio di tutte le creature
dei nativi e dei migranti, del sereno e la tempesta
Dio dei mari, dei grandi spazi e dei silenzi, l’azzurro e il nero
i deserti dell’anima, Signore di gioie e tribolazioni
Dio delle periferie e tribù confinate, Dio di luce e verità.

 

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