La mia Pasqua / Poesie di Griselda Doka

Poesie di Griselda Doka
 
 
La mia Pasqua
 
Avrei voluto scrivere una poesia
sentita, chiara e appropriata
Ma ho annotato solo mozziconi di pensieri
durante le lunghe attese nelle stazioni
Cosi faccio un brindisi
Poco di originale
E ancor meno popolare:
Vorrei amarli per poi capirli
Tutti quei luoghi che hanno nutrito la mia anima
E poi derisa e lacerata
A quell’anemico tocco di luce
Che fece sobbalzare mia madre
Alla mia carne tenera e pronta a essere manipolata
Da mille mani e mille sguardi
A quella notte di 33 anni fa
Della quale ancora sento il tonfo
Anche se Cristo gemeva insieme a me
A tutti quei volti che increduli incrociano il mio
A quel posto chiamato Zuwara
Dove nessun Gesù si fortifica
A tutti i porti colmi di vestiti fradici
Fari scoloriti di urla sepolte
Alle mani dei bambini che hanno per tunica
Un fucile più lungo del corpo
A me stessa oggi
Strizzando gli occhi al buio
Su un autobus di lunga percorrenza
700 km per una macina di pensieri rigurgitati
È utile ricominciare da dove si parte – mi dico
Ogni volta che scorgo un bosco di pini
Dalla chioma uguale, uguale
Un continuo contorcersi
Di aghi che bucano il cielo
Mai più illuminante confusione
Mi aveva sedotto così finora
Come questa innocua sensazione
Di appoggiarmi al dolce tepore del tuo profilo
Non stagno, non guizzo, non trattengo
Se splendo è perché il terzo giorno
In qualche modo risorgo.
 
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