LA “VOCE” POETICA DI CLAUDIA PICCINNO TRA ISTANBUL E BELGRADO / Di MICHELE BRUCCHERI

LA “VOCE” POETICA DI CLAUDIA PICCINNO TRA ISTANBUL E BELGRADO
 
L’INTERVISTA : E’ stata ospite in Turchia, unica europea, ad un Festival. E assieme alla poetessa serba Milica Lilic, ha fatto conoscere i suoi versi. Apprezzati dagli intellettuali e dalla gente comune.
 
 
Milica Lilic e Claudia Piccinno a Belgrado
 
E’ stata ospite, in Turchia, del Festival poetico “Feministanbul”. Unica europea. Claudia Piccinno, raffinata poetessa pugliese, ma che vive e lavora in provincia di Bologna, racconta – al microfono del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno – anche il suo incontro culturale a Belgrado.
 
“Milica Lilic è una vera intellettuale – dichiara al nostro giornale (versione web) -. Generosa è dir poco, è una donna abitata dalla poesia, oltre che eccellente critica letteraria. Lei aveva letto in italiano il mio libro ‘Ragnatele Cremisi’ e la scorsa estate mi propose di farlo tradurre in serbo da Biljana Biljanovska. Non potevo immaginare che avesse sottoposto il file a un linguista accademico, né che costui fosse anche editore”. Fa una breve pausa, poi riprende il discorso: “Quando mi contattarono dalla casa editrice Alma per dirmi che il mio libro sarebbe entrato nella loro collezione ‘European library’ ero letteralmente esterrefatta, ancor di più quando seppi che sarei stata ospite alla fiera del libro di Belgrado per presentare ufficialmente il volume”.
 
Raggiante e felice, prosegue: “Devo a Miodrag Jaksic, presidente dell’associazione nazionale degli scrittori serbi e alla cara Milica Lilic il successo della serata di domenica 29 ottobre a Matica, storica sede dell’associazione. Io ho letto le mie poesie in italiano e ho conversato in inglese, Milica ha curato in ogni dettaglio la mia presentazione. Inoltre le leggeva in serbo e traduceva il nostro dialogo. Un bravissimo cantante e chitarrista Slavomir Brajkovic mi ha accompagnato con le sue note e la sua voce in ogni presentazione fatta a Belgrado, e ha cantato alcuni brani in italiano riscuotendo molto consenso”.
 
In questa intervista, dunque, la brava Claudia Piccinno ci racconta le due splendide esperienze e i suoi nuovi propositi. Lo fa con il consueto garbo, sobriamente, felice del suo concreto impegno culturale che sovente si sposa con progetti filantropici.
 
Nelle scorse settimane sei stata ospite in Turchia. Cosa hai fatto al Festival poetico “Feministanbul”?
 
Dall’11 al 15 ottobre sono stata ospite al festival poetico Feministanbul a tema rifugiati per discutere su Salt boundaries, cioè Confini salati.
 
Chi ti ha invitato?
 
Mi ha invitato la poetessa turca Hiilal Karahan, un medico del pronto soccorso di un ospedale di Istanbul, donna vivace e poliglotta.
 
In precedenza, una cosa analoga era avvenuta a Roma: è così?
 
Sì. Salt Boundaries è infatti una raccolta antologica prodotta a seguito di un festival organizzato a Roma da una poetessa siriana sulla tematica dei rifugiati.
 
Mi parli della raccolta poetica? So anche che hai portato la tua esperienza…
 
Io non sono nella suddetta raccolta, ma ho portato una mia esperienza analoga fatta a Bologna con gli amici del giornale La macchina sognante, per un volume dal titolo Muovimenti, edita da Terra d’ulivi edizioni nel 2016, una bellissima esperienza in cui si alternano le voci dei migranti e che ancora viene presentata in giro per l’Italia.
 
 
Chi eravate, Claudia?
 
Io ero l’unica rappresentante dell’Europa, gli altri ospiti erano Fatma Nazzal dalla Palestina, Santosh Alex dall’India, Oscar Limache dal Perù e Raed Aljishi dall’Arabia saudita, ma abbiamo incontrato tanti poeti e intellettuali della Turchia tra cui Bahadir Bayril, Zeki Tombak, Ali Gùnvar, Nevin Kocoglu e tanti altri.
 
Quali temi avete affrontato?
 
Ci siamo ritrovati ogni giorno in storici locali e biblioteche della megalopoli, a discutere di migranti e accoglienza. I poeti turchi prediligono la poesia civile, ogni verso narra una storia, il macrocosmo si evince dal microcosmo e viceversa.
 
I tuoi versi sono stati tradotti e recitati in turco, ma anche in inglese e in italiano. Cosa si prova a sentire i propri componimenti con la musicalità di un’altra lingua?
 
È incredibile, si sente l’appartenenza reciproca, pur non conoscendo la lingua ho percepito la cadenza e il ritmo. Sapevo esattamente in che punto della strofa fosse chi declamava. Il suono del resto è parte integrante di un componimento poetico, altrimenti non vi sarebbe potenza lirica.
 
Hai ripresentato, a distanza di un anno, il tuo libro “Il soffitto”, alla presenza dell’editore turco Vedat Akadamar. Come è andata?
 
Tavan Baska Yerlerdeki Kisa Filmier, è stato pubblicato da Artshop a Istanbul nel novembre 2016 con traduzione di Mesut Senol. Vederlo a distanza di un anno tra le mani dei poeti turchi che leggevano e sottolineavano degli stralci, mi ha reso felice e mi ha confermato quanto sia vero il detto verba volant, scripta manent. La scrittura ci consegna al dopo di noi. Ho potuto tra l’altro riabbracciare Vedat e la sua famiglia.
 
So che con i poeti ospiti avete stilato un progetto multilingue. Puoi anticipare qualcosa ai nostri lettori?
 
Per ora ci stiamo leggendo vicendevolmente, il resto sarà una sorpresa.
 
Sei stata anche a Belgrado, dalla nostra comune e stimata amica poetessa serba, nonché critica letteraria, Milica Lilic. Perché?
 
Milica Lilic è una vera intellettuale. Generosa è dir poco, è una donna abitata dalla poesia, oltre che eccellente critica letteraria. Lei aveva letto in italiano il mio libro “Ragnatele Cremisi” e la scorsa estate mi propose di farlo tradurre in serbo da Biljana Biljanovska. Non potevo immaginare che avesse sottoposto il file a un linguista accademico, né che costui fosse anche editore. Quando mi contattarono dalla casa editrice Alma per dirmi che il mio libro sarebbe entrato nella loro collezione “European library” ero letteralmente esterrefatta, ancor di più quando seppi che sarei stata ospite alla fiera del libro di Belgrado per presentare ufficialmente il volume. Così ho conosciuto il Dr Djordje Otasevic, che mi ha introdotto in serbo al pubblico della fiera e ha promesso di rinfrescare la lingua italiana per presentarmi in italiano il prossimo anno.
 
Oltre a presentarlo alla Fiera del Libro, poi l’hai presentato anche all’associazione nazionale degli scrittori serbi. Come avete strutturato l’evento culturale?
 
Devo a Miodrag Jaksic, presidente dell’associazione nazionale degli scrittori serbi e alla cara Milica Lilic il successo della serata di domenica 29 ottobre a Matica, storica sede dell’associazione. Io ho letto le mie poesie in italiano e ho conversato in inglese, Milica ha curato in ogni dettaglio la mia presentazione. Inoltre le leggeva in serbo e traduceva il nostro dialogo. Un bravissimo cantante e chitarrista Slavomir Brajkovic mi ha accompagnato con le sue note e la sua voce in ogni presentazione fatta a Belgrado, e ha cantato alcuni brani in italiano riscuotendo molto consenso. La magia della serata è anche merito suo.
 
Da fonti attendibili, mi risulta anche che c’era una discreta rappresentanza italiana che è venuta ad applaudirti. Ce lo racconti?
 
La vita non finisce mai di stupirci, nell’hotel in cui alloggiavo a Belgrado, ho conosciuto diversi italiani, provenienti da varie regioni d’Italia, che erano lì per turismo dentale, in quanto pazienti della International Dental Clinic, centro d’eccellenza diretto da italiani e di cui si è già parlato nella trasmissione La vita in diretta. Abbiamo fatto amicizia e oltre a visitare insieme la meravigliosa chiesa ortodossa di Santa Sava ci siamo intrattenuti a lungo a parlare di sanità, istruzione, arte e letteratura. Così una rappresentanza di pazienti italiani accompagnati dal direttore Mario Marsella, ha potuto ascoltarmi e applaudirmi nella storica sede Matica.
 
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
 
E’ appena uscito il mio nuovo libro di poesie bilingue “Ipotetico Approdo” con Mediagraf edizioni e conto di promuoverlo in favore della no profit Con gli occhi di Geggio associazione, per sostenere le famiglie dei piccoli pazienti oncologici.
 
E poi?
 
Una rivista mensile di letteratura cinese ha pubblicato in cinese una mia minisilloge tradotta dal poeta Tze Min.
 
So infine che vi sono anche altri propositi…
 
Ho collaborato con i miei versi a un catalogo d’arte per la mostra di Ugo Levita, che si inaugurerà nel monastero di Cairate (Varese) il 24 novembre, sotto la direzione artistica di Alessandra Sgueglia. Sto curando una sezione della raccolta antologica sulla discriminazione razziale dal titolo Volti invisibili, per conto di Africa associazione solidarietà e coi proventi del volume, sosterremo progetti di aiuto allo studio nel Senegal. Nel frattempo continuo con passione a fare l’insegnante e mi diverto a leggere ad alta voce ai miei bambini.
 
MICHELE BRUCCHERI

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s